Ricordare conviene

Ricordare conviene

Scrivo dopo aver assistito alla sfilata degli alpini a Milano: mi sono commosso al ricordo di mio nonno, combattente sul Carso nella prima guerra mondiale, e di mio padre, militare di leva nella seconda, internato dai Tedeschi in un campo di concentramento. E rifletto sul fatto che ho avuto il privilegio di vivere in pace per tutta la vita, a differenza dei miei meno fortunati progenitori. 

Già, perché la tanto vituperata Europa, che oggi è di moda criticare se non ripudiare, è fondata sull’idea della convivenza pacifica tra popoli che per secoli si sono combattuti in una sorta di ininterrotta guerra civile. Il processo di aggregazione tra gli stati europei è stato lento ma costante: iniziato nel dopoguerra con accordi limitati al carbone e all’acciaio (la Ceca, Comunità europea del carbone e dell’acciaio), materie di base per la ripresa economica, è proseguito con il Mec (Mercato comune europeo) e con il successivo abbozzo di unione monetaria: ricordate il serpente monetario europeo che poi ha portato all’ecu, moneta di conto anticipatrice dell’euro? Mentre sul piano politico abbiamo avuto l’Unione europea, partita dai sei paesi fondatori (tra cui l’Italia) e via via allargata ai paesi del Mediterraneo e dell’Est Europa. Gli interessi economici e in particolare l’abbattimento delle barriere doganali che ha favorito il commercio internazionale, e quindi lo sviluppo, hanno costituito il cemento su cui si è fondata anche l’unione politica. Ne è la prova la difficoltà della Gran Bretagna a dar corso alla Brexit: tanto è vero che i Britannici saranno chiamati alle urne anche per questa consultazione europea e già si parla di un nuovo referendum per consentire agli Inglesi di fare marcia indietro. L’integrazione purtroppo non si è completata e così abbiamo l’Europa che rimane un gigante economico ma di fatto è un nano sulla scena politica internazionale, dove l’agenda è dettata da altri stati a dimensione continentale (Usa, Russia, Cina), quindi c’è bisogno di più Europa, non di velleità sovraniste, se si vuole progredire e non ci si vuole ridurre a una colonia asservita ad altre potenze. Ma mi permetto di insistere sui vantaggi della pace continentale: è dai tempi di Augusto (la pax romana) che l’Italia non conosce un periodo così prolungato privo di eventi bellici sul suolo nazionale. E la pace non è un bene acquisito per sempre, basti pensare a ciò che è accaduto in paesi non distanti dal nostro, ad esempio nei Balcani, per non dire della Libia o del Medio Oriente. In pace non solo si conserva la vita, bene primario, ma anche le sostanze (avete ben presenti le conseguenze delle distruzioni belliche?): gente che conduceva una vita normale o addirittura agiata si è trovata improvvisamente senza il necessario per la sopravvivenza. 

Il ricordo delle distruzioni e delle sofferenze dell’ultima guerra è ormai lontano e temo che i giovani non siano in grado di comprendere le conseguenze del nazionalismo cui si ispirano alcune forze politiche. Conseguenze che pagheranno sulla loro pelle nel caso si affermassero certe tendenze pericolose. Non ho ancora deciso per chi voterò, ma una cosa è certa: andrò a votare, osservando attentamente le candidature proposte nelle liste che si richiamano ai valori della comunità europea. Con la speranza che l’integrazione faccia passi in avanti e non indietro.

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