Pagare i debiti con altro debito?

Pagare i debiti con altro debito?

Nel 1960 un grande teorico dell’economia, Piero Sraffa, pubblicò un saggio fondamentale dal titolo “Produzione di merci a mezzo di merci. Premessa a una critica della teoria economica”. Da allora si è passati, al tempo della new economy e delle teorie monetariste, alla produzione di denaro a mezzo di denaro per finire oggi alla proposta, avanzata dal governo del cambiamento, della produzione di debito con il debito. Proposta solo apparentemente nuova: sul finire degli anni Settanta infatti lo Stato italiano, con l’acqua alla gola e a corto di liquidità, pagò la contingenza dei dipendenti pubblici con buoni del tesoro di piccolo taglio. Si trattò, in pratica, di un prestito forzoso: non erano infatti mini Bot, con scadenza breve, ma titoli poliennali, con scadenza, se non ricordo male, a cinque anni, dotati di un “mantello” di cedole incassabili annualmente o semestralmente.

 Cosa accadde in concreto? Molti percettori, nutrendo scarsa fiducia nel debitore (lo Stato) rivendettero i titoli al mercato nero, a un prezzo inferiore del venti o trenta per cento del valore facciale. Ci fu anche chi vendette solo il titolo o, separatamente, il “mantello” cedolare (le cedole erano, all’epoca, piuttosto succose). Insomma, una strada già battuta, anche anticamente: il governo rivoluzionario francese infatti emise, tra il 1789 e il 1796, i famosi assignat, una sorta di pagherò, sostitutivi della moneta che, per essere stati emessi in quantità incontrollata, divennero ben presto carta straccia. Andò meglio invece a chi mantenne in portafoglio i buoni del tesoro di cui sopra, pagati regolarmente alla scadenza. La discussione che si è accesa sui mini Bot è viziata dalla polemica politica, da ambo le parti (governo e opposizione). Escluso infatti che possa trattarsi di emissione di moneta, la trovata governativa è piuttosto assimilabile al prestito forzoso, e proprio per questo è sgradita ai potenziali percettori che, ovviamente, preferirebbero essere pagati cash (trovarsi tra le mani un titolo illiquido non è certo entusiasmante). Si tratta semplicemente dell’emissione di nuovo debito pubblico, sostitutivo del debito che già lo Stato ha nei confronti delle imprese. Impatterebbe sui mercati? No, poiché si tratterebbe di prestito forzoso e i titoli non finirebbero in circolo (salvo che, come accadde nella precedente occasione, a sconto, sul mercato nero). È proprio il timore di perdite in fase di smobilizzo che crea la maggiore apprensione tra i potenziali percettori, anche perché la svalutazione potrebbe andare ben oltre il trenta per cento: dipenderà in sostanza dal bisogno e dall’urgenza di monetizzare di ciascuna impresa. Certo ha sbagliato il governo a presentare questi titoli nella forma della carta moneta, di piccolo taglio: il sospetto di voler creare una moneta parallela all’euro ha fatto drizzare le antenne alle autorità monetarie e non solo. Gli imprenditori, poi, sono poco propensi a essere pagati con titoli assai simili ai soldi del Monopoli. In realtà è una partita di giro: debito trasformato in altro debito. Quale il vantaggio? Se si creasse un mercato secondario (alias mercato nero) efficiente, i titoli potrebbero essere scambiati e passare di mano, consentendo alle imprese di ottenere una certa liquidità immediatamente riutilizzabile. Non ne vedo altri. La proposta del governo, poco credibile, non ha avuto impatti negativi sulla borsa che, anzi, è risalita leggermente dopo l’equilibrato discorso del Presidente del consiglio Conte, a dimostrazione che la politica impatta direttamente sul mercato azionario.

 Da registrare, sul piano internazionale, la vittoria dei socialdemocratici in Danimarca, ottenuta grazie al rigore dimostrato sui temi dell’immigrazione, che ha fatto evaporare il consenso atteso da xenofobi e populisti. Una lezione per la nostra sinistra, questa sì evaporata alle europee, e per il Pd, ancora troppo legato alle vecchie parole d’ordine in voga ai tempi del boy scout Matteo Renzi. Il bacino elettorale del centro sinistra esiste ancora, praticamente intatto, basta cercare di entrare in sintonia con il popolo invece di trattarlo con sufficienza aristocratica.

148 visualizzazioni