L'improvvisazione al potere

L'improvvisazione al potere

Dovremmo esserci abituati:  anche i numeri sono ormai  un’opinione. Dai clandestini,  che in campagna elettorale  erano stimati 500 mila, poi diventati  improvvisamente 90 mila,  ai poveri, che dovevano essere  cinque milioni, mentre gli aventi  diritto al reddito di cittadinanza  sono meno di un milione (prima  dei controlli, poi si vedrà), alle cassette  di sicurezza, anche queste  cinque milioni, poi, secondo fonti  più attendibili, circa un milione  e mezzo. Insomma si sparano  numeri a casaccio, poi la realtà  si rivela sempre ben diversa. La  trovata delle cassette di sicurezza,  probabilmente, era diretta a  impressionare le autorità monetarie  internazionali ed era volta  ad accreditare la tesi che l’Italia  trabocca di quattrini nascosti,  utilizzabili alla bisogna a garanzia  dell’ingente debito pubblico. Il fatto  è che il governo ha speso soldi,  di cui non disponeva, per il reddito  di cittadinanza e per quota cento e  ora non sa più che cosa inventarsi  per tappare i buchi da sé medesimo  creati. E, in aggiunta, vorrebbe  disporre di altre risorse per applicare  la cosiddetta flax tax, un pio  desiderio, date le condizioni della  finanza pubblica. 

 

Così si improvvisa  e ogni giorno se ne sente una  nuova, alimentando la sfiducia sui  mercati finanziari. Dai mini bot,  cari al leghista Borghi, alla tassazione  o anche solo alla semplice  emersione del contante nascosto  nelle cassette di sicurezza.  In realtà una sorta di moneta  parallela il governo l’ha già emessa:  la moneta elettronica caricata  sulle tessere del reddito di cittadinanza  cos’altro è se non moneta  emessa a fronte di debito? I mini  bot sarebbero la stessa cosa, sia  pure in forma cartacea. Il fatto che  non abbiano scadenza li rende infatti  più simili a una moneta che a  titoli di stato, quali si pretenderebbe  che fossero. I precedenti storici  di simili emissioni monetarie fuori  dalle regole sono tutti catastrofici:  inizialmente l’economia trae  sollievo dall’aumento della circolazione  monetaria, ma si tratta di  una pura illusione; al momento del  redde rationem  infatti si verifica  il crollo e chi resta col cerino in  mano paga sempre lo scotto. Ha  ragione l’ex ministro Savona, ora  presidente della Consob: i mercati  finanziari si reggono sulla fiducia  e, in presenza di questa, anche un  debito pubblico doppio del nostro  non sarebbe un problema. In effetti  questa considerazione vale per il  Giappone, ad esempio, ma il caso  italiano ci pare diverso: qui si naviga  a vista e ogni giorno se ne spara  una più grossa. Come è possibile  avere fiducia?  La trovata delle cassette di sicurezza  è emblematica. Si vorrebbe  tassare il contante e forse anche  i preziosi che gli Italiani sono  stati costretti a occultare in banca,  dimenticando che ciò è avvenuto  proprio perché non ci si fida  più dello Stato (né si possono tenere  soldi o gioielli in casa, dato che  abbiamo importato delinquenti  dall’universo mondo, attratti dalla  sostanziale impunità). Il boom  delle cassette di sicurezza, praticamente  esaurite in Italia, data la  forte richiesta, si è verificato dopo  la crisi di Cipro e la prima applicazione  del bail in , con il conseguente  sequestro del contante sui  conti correnti, cosa mai prima accaduta  in un paese civile. Togliere  il contante dai conti e metterlo al  sicuro nelle cassette di sicurezza  allora è parsa a molti la scelta  più razionale. Lo stesso dicasi  per la fuga dalle obbligazioni che,  successivamente, ha gonfiato di  liquidità i conti correnti (nel limite  dei centomila euro per ogni conto,  garantiti dal Fondo interbancario  di tutela dei depositi) dopo gli  scandali che hanno visto andare  in fumo i risparmi dei clienti di  ben otto banche investiti in azioni  e obbligazioni delle medesime. Lo  stesso dicasi per la fuga dai titoli  di Stato italiani, a causa della politica  economica irresponsabile del  governo. La liquidità è l’asset indubbiamente  oggi preferito, anche  a causa dei rendimenti bassissimi  di qualsiasi investimento e della  tassazione patrimoniale che grava  sugli investimenti finanziari e  immobiliari. Insomma, non solo  evasori fiscali, ma anche razionali  padri di famiglia hanno optato  per un rifugio sicuro del frutto  delle proprie fatiche. Che ora si  vorrebbero tassare nuovamente  (già i guadagni erano stati tassati  al momento della produzione del  reddito) per finanziare provvedimenti  avventuristici come lo stipendio  garantito ai fannulloni.  A proposito, pare che sia scomparsa  l’offerta di manodopera per i  lavori stagionali: il sussidio statale  è certo più conveniente dell’impegno  lavorativo. Come è ovvio che  sia nel Paese di Cuccagna, “dove  men si lavora e più se magna”. 

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