Libra: moneta universale

Libra: moneta universale

Una cosa è certa: il solo annuncio  della “creazione” di  una nuova valuta spendibile  in tutto il mondo sul circuito  di Facebook ha ridato slancio  alle critptovalute, come il Bitcoin,  che a fine anno boccheggiavano  a circa un quinto del valore raggiunto  solo un anno prima. Da  gennaio il valore del Bitcoin infatti  è raddoppiato, un po’per la  sfiducia nelle valute emesse dalle  banche centrali (Fed e Bce si  fanno concorrenza al ribasso),  un po’ sull’attesa di un sempre  maggior ricorso a valute virtuali  per i pagamenti elettronici. Libra,  questo il nome della “moneta” che  dal 2020 sarà spendibile tramite  Facebook da una platea di circa  due miliardi di utilizzatori, dovrebbe  però avere caratteristiche  diverse rispetto alle criptovalute  che l’hanno preceduta. Dovrebbe  infatti avere un valore stabile,  ancorato a un paniere di valute  controllate dalle banche centrali  e quindi, in sostanza, rappresentare  essenzialmente un comodo  mezzo di pagamento, piuttosto  che una riserva di valore. Nel  pool di aziende che sostengono  il progetto, accanto a FB, figura  infatti il Gotha del commercio  elettronico e dei sistemi di pagamento  elettronici (Pay Pal, carte  di credit, eccetera).

 A garanzia  della moneta elettronica emessa  da un pool di privati, anziché da  uno stato sovrano, dovrebbe (il  condizionale è d’obbligo) essere  costituita una riserva di depositi  bancari e di titoli di stato “sicuri”,  a breve termine, di dimensioni  equivalenti al “circolante”.  Se ci pensate, Zuckerberg ha  inventato l’uovo di Colombo. In  antico regime infatti, a fronte di  una pletora di monete emesse da  stati e staterelli, esisteva, in Occidente,  una moneta di conto, la  lira (il cui nome derivava da una  misura di peso, la libbra). Alla lira,  che si trova citata in tutti i documenti  contabili dal medioevo in  poi, corrispondevano però monete  “reali”, di diverse pezzature, in  oro, argento, bronzo o rame. Tavole  di ragguaglio, complicatissime,  permettevano di determinare  esattamente il cambio.  Ma c’è un però. Anticamente  il diritto di battere moneta, ad  eccezione dei grandi stati nazionali,  come la Francia, la Spagna e  l’Inghilterra, veniva concesso da  un’autorità sovranazionale, l’Impero.  Chi sgarrava e faceva il furbo  emettendo moneta fuori dalle  regole, come tentarono di fare i  signori di Correggio e i Gonzaga  di Novellara, feudatari imperiali,  passava guai seri. C’era quindi  una sorta di controllo paragonabile  a quello esercitato oggi dalla  Banca centrale europea. In parole  povere, l’emissione di moneta da  sempre è stata controllata dalle  massime autorità. Ma chi controllerà  Facebook e compagnia bella?  Inizialmente, certo, alla “moneta”  emessa corrisponderanno fondi  adeguati, ma nel corso del tempo  resisteranno i nostri alla tentazione  di emetterne ad libitum ?  Basti pensare alla storia della  carta moneta. Inizialmente alle  banconote corrispondeva l’equivalente  valore in oro e un biglietto  di banca era scambiabile a vista  con monete metalliche. Si preferiva  la carta moneta, come mezzo  di pagamento, in quanto più facile  da custodire e trasportare (così  come oggi, per comodità, si preferisce  la moneta elettronica al contante).  Ma i governi ben presto  presero gusto a stampare carta  fino a quando si arrivò ad abolire  la convertibilità del dollaro in oro.  Con conseguente galoppo dell’inflazione,  ovviamente, visto che  non c’erano più limiti all’emissione  di moneta, fino al caso estremo  del quantitative easing  praticato  nell’ultimo decennio da tutte le  principali banche centrali. 

Ma  se già la carta moneta presenta  questo tipo di problematiche, la  moneta ridotta a pura scrittura  elettronica a cosa porterà? Non è  un caso che a fronte dell’entusiasmo  dei patiti dell’elettronica, che  ha fatto impennare il valore delle  criptovalute, sia balzato alle stelle  anche lo scetticismo di chi ormai  ha perso fiducia nel valore della  moneta, cripto o cartacea che  sia. Si è impennato infatti anche  il valore dell’oro, che ha superato  la soglia dei 1.400 dollari l’oncia,  ai massimi da sei anni a questa  parte (e circa il triplo rispetto al  2007). Di certo, in ogni caso, la  Libra spiazzerà le banche che si  vedranno sottratta da Facebook e  soci una buona fetta dei servizi di  pagamento. 

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