Conti in ordine, soldi nostri, 11 luglio

Conti in ordine, soldi nostri, 11 luglio

Il governo, alla fin fine, ha abbassato la cresta e ha messo in cantiere una manovra finanziaria sufficiente per rispettare gli accordi con l’Unione europea, allontanando il fantasma dell’avvio della procedura d’infrazione per debito eccessivo. Gli effetti positivi si sono manifestati immediatamente, con un forte rialzo della borsa di Milano, la migliore in Europa, e con il calo dello spread (a dimostrazione che non vi era alcun complotto contro il governo, ma che i mercati si erano mossi in base a semplici considerazioni razionali). Il trend positivo è anche in relazione alla favorevole congiuntura internazionale e, in particolare, alla prosecuzione di una politica monetaria lassista da parte delle banche centrali (che ha provocato però un’impennata delle quotazioni dei beni rifugio, come l’oro). In sostanza le classi di attivo, anche quelle rischiose, hanno recuperato in buona parte le perdite registrate alla fine dello scorso anno: le azioni sono salite e le obbligazioni si sono rivalutate, essendo scesi i rendimenti. Buon per chi aveva titoli in portafoglio e ha resistito impavidamente alla burrasca precedente, un problema invece per chi deve investire ora, con i prezzi già tirati sui massimi e con rendimenti cedolari da prefisso telefonico, a fronte di spese e tasse assai pesanti (date un’occhiata ai rendiconti semestrali e constaterete quanto incidono sui rendimenti: la patrimoniale in pratica duplica i costi della tenuta del dossier titoli).

Reggono bene solo le polizze assicurative ramo primo (l’unica forma di investimento esente, finora, dalla patrimoniale), ma scarseggia l’offerta da parte delle compagnie assicuratrici che puntano invece su altri tipi di polizze, più remunerative e che richiedono un minor assorbimento di capitale. La politica del denaro facile comincia però a destare qualche preoccupazione per la tenuta dei bilanci delle istituzioni finanziarie (banche e assicurazioni in primis, i cui margini si riducono al limite della sostenibilità). Inoltre, i rendimenti sul lungo termine sono distorti a causa dell’elevata dimensione dei bilanci delle banche centrali che hanno fatto incetta di titoli di stato e di obbligazioni societarie (in Giappone persino di azioni). Il mercato quindi è palesemente drogato e il mondo intero siede su una montagna di debiti, non dimentichiamolo mai. Ma torniamo alla nostra manovra finanziaria, che un po’ è palese, ma in gran parte è occulta. Dove troverà infatti i soldi il governo? Qualche minore spesa e qualche maggiore entrata, certo, sono riscontrabili oggettivamente. Qualche taglio è stato promesso. Ma molto è affidato alla vera manovra, sotterranea, tipicamente italica. Il governo centrale scaricherà parte del peso sulle amministrazioni periferiche, che, in cambio, hanno avuto mano libera per l’aumento dei tributi locali (di ciò si avrà evidenza in autunno, in sede di conguaglio Imu, quando saranno deliberate le nuove aliquote). L’altro versante classico è l’aumento delle tariffe. Farà da apri pista Milano, dove il biglietto del tram passerà da 1,50 a 2 euro.

A dimostrazione che l’inflazione è sotto l’uno per cento, come sostenuto dall’Istat (Modena, che risulta essere la città più cara in Italia, dovrebbe registrare un’inflazione dell’1,5 per cento). Aumenteranno anche le tariffe elettriche, del 6 per cento circa, le tariffe ferroviarie del 4 per cento e così via. Come la somma di tutti questi aumenti porti a una cifra inferiore, in media, all’uno per cento solo l’Istat lo sa. Dicevo del classico metodo italico per aggiustare i conti: si tengono fermi i salari, si limano (in alcuni casi si tagliano pesantemente) le pensioni e, contestualmente, si aumentano prezzi e tariffe e il gioco è fatto. Non c’è niente di nuovo sotto il sole: ha funzionato così anche per tutto l’Ottocento, come ci spiegano gli studi di storia economica (basta scorrere le serie di prezzi e salari per rendersi conto di come funziona il sistema). Nel frattempo l’opinione pubblica è tutta concentrata sulle avventurose vicende delle navi negriere che, peraltro, stanno catapultando il consenso verso Salvini oltre il 40 per cento. Matteo Renzi, poveretto, nel frattempo se ne è uscito con una lettera nella quale in sostanza attribuisce il successo di Salvini alla rigorosa politica del precedente ministro dell’Interno, Minniti, a dimostrazione che nel PD ancora si vive tra le nuvole e ci si rifiuta pervicacemente di fare i conti con la realtà: quanti voti farà perdere l’on. Del Rio, capogruppo alla Camera, imbarcato sulla nave della Ong tedesca al seguito di Fratoianni? Un conto è la testimonianza, altro la politica.

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