Saggezza popolare

Saggezza popolare

Un detto popolare così recita (traduco dalla ben più efficace versione dialettale): “Il medico pietoso lascia la piaga purulenta”. Nella fattispecie, applicato all’economia, significa: “Il governo demagogico e populista – ovvero quasi tutti, da trent’anni a questa parte – che non vuole affrontare con decisione il problema del debito pubblico, poiché teme l’impopolarità, lascia incancrenire la situazione economica dell’Italia”. E di cancrena si muore, è bene ricordarlo. 

Il concetto va ribadito poiché ogni volta che in questa rubrica si criticano scelte governative (di tutti i governi, lo ripeto) fondate sulla finanza allegra e sull’incremento conseguente del debito pubblico arrivano bordate di critiche da parte di chi non si rende conto della situazione reale in cui versa l’Italia. Se un tempo a lamentarsi erano i berlusconiani o i renziani, ora il testimone è passato ai grillini che, alle obiezioni da me sollevate riguardo al reddito di cittadinanza, rispondono con l’accusa di mancanza di generosità verso i poveri. La povertà è una questione seria e certamente meritevole di interventi sociali a tutela di chi parte da condizioni svantaggiate, ma non deve essere un alibi per forme di assistenzialismo di massa come lascerebbe intendere il termine “reddito di cittadinanza”. C’è però un discrimine fondamentale: anche riconoscendo la legittimità di un ampio intervento a sostegno della povertà, non lo si può realizzare a costo di far affondare l’intero paese. Non si tratta di essere, o meno, generosi, si tratta di fare i conti con la realtà e di non fare il passo più lungo della gamba. I provvedimenti economici dell’attuale governo (reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni) sono stati varati a debito e nell’ipotesi di un andamento positivo dell’economia che si è rivelata irrealistica. Risultato; la crescita non ci sarà e resterà solo il buco nei conti pubblici. Vi siete mai chiesti perché lo spread dell’Italia rimane così alto ed è oltre il doppio di quello del Portogallo? E spread alto significa spesa per interessi più alta sull’intero stock del debito pubblico accumulato da mezzo secolo a questa parte. Può questa accumulazione del debito continuare all’infinito? Ne dubito. Ci vuol tanto a capire che la redistribuzione del reddito a favore dei meno abbienti si può fare a condizione che il reddito venga prodotto? E che non si possono distribuire denari che non si possiedono? E’giusto indebitarsi per regalare sussidi? Non sarà l’Europa a presentarci il conto, ma i creditori (ovvero gli odiati “mercati”). E quando ciò accadrà, anziché aver ridotto, anzi eliminato, la povertà si sarà conseguito il brillante risultato di aver impoverito decine di milioni di Italiani (Argentina e Grecia insegnano, ma molti hanno evidentemente la memoria corta). Il conto sarà pagato non solo dai risparmiatori, è bene ricordarlo, ma da tutti quanti vivono di reddito fisso, lavoratori e pensionati in primis.

 Forse è la consapevolezza di portare l’Italia alla bancarotta che ha indotto, lo scorso anno, Salvini e Di Maio a salire al Quirinale con la proposta di Siri – esperto bancarottiere – a Ministro dell’Economia. Fortunatamente il presidente Mattarella ha resistito alle pressioni e ha incaricato il ministro Tria, che non sarà un fenomeno, ma rappresenta la garanzia, agli occhi degli investitori internazionali, che l’Italia intende esercitare il controllo dei conti pubblici. Quanto a Siri, a parte le vicende giudiziarie che ora lo coinvolgono e creano forti tensioni all’interno del governo, ma vi immaginate la reputazione dell’Italia rappresentata da un Ministro dell’Economia che ha patteggiato per il reato di bancarotta fraudolenta? Sarebbe stato davvero un bel biglietto da visita…

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