Arriva il risparmiometro

Arriva il risparmiometro

Dopo il redditometro e lo spesometro arriva ora il risparmiometro. Gli orribili neologismi servono a designare le strategie e gli strumenti messi in atto dal Fisco per monitorare ogni aspetto della nostra vita economica. Il Grande Fratello immaginato tanti anni fa dalla fervida fantasia di uno scrittore (Orwell) è divenuto realtà. Paradossalmente questo processo, in atto da tempo, volto a consentire un controllo da parte dello Stato degno di un sistema totalitario, trova compimento negli stessi giorni in cui entra in vigore la nuova normativa europea sulla privacy, che dovrebbe garantire la riservatezza dei nostri dati. 

Sarà capitato anche a voi di essere convocati in banca o dal vostro assicuratore per firmare una valanga di inutili moduli per la privacy che recepiscono minime variazioni rispetto alla normativa precedente, ma che comportano un aggravio notevole di lavoro e di costi. Ho la vaga impressione che il “risparmiometro” confligga con la tutela della riservatezza, ma pare che le procedure per ficcare il naso nei nostri conti bancari abbiano ottenuto il via libera da parte del Garante della privacy, quindi, formalmente, è tutto regolare. Non saranno spiati i singoli movimenti del conto, salvo che si apra una procedura per sospetta evasione fiscale: un algoritmo controllerà semplicemente i saldi a inizio e fine anno e la media delle giacenze. Ulteriori controlli scatteranno solo se si noteranno significativi scostamenti tra l’incremento dei depositi e il reddito dichiarato. Il che, tutto sommato, è anche logico, ma temo che, oltre a individuare i casi di illecito arricchimento, la procedura creerà problemi anche alle persone oneste, come già era capitato con lo spesometro. C’è da sperare poi che la privacy venga davvero garantita e che qualche dipendente del Fisco o tecnico informatico, fellone, non divulghi all’esterno informazioni per loro natura assai delicate. Fatta la legge, come sempre accade, trovato l’inganno: chi ha davvero entrate nascoste al fisco prenderà la strada dei paradisi fiscali, sicuramente anzi l’avrà già presa dal momento che di questa misura si parla da tempo. Nella rete resterà forse qualche pesce piccolo, in particolare chi svolge attività ai margini della legalità. Anche se, ad esempio, ricordo il caso di una prostituta che aveva acquistato alcuni appartamenti con i proventi del proprio “lavoro” e che, individuata grazie allo spesometro, era stata multata dal Fisco, si è vista poi condonare la pena dalla giustizia ordinaria e restituire i beni sequestrati. Se tanto mi dà tanto ho l’impressione che anche il risparmiometro serva solo a far lavorare la burocrazia e a spaventare i cittadini normali. Può darsi che la funzione vera sia però un’altra, rispetto a quella fiscale: si sa che il risparmiatore è oggi il nemico pubblico numero uno, responsabile della mancata crescita del Pil. Il messaggio dello Stato quindi è chiaro: spendeteli questi maledetti denari altrimenti vi arriva la Finanza in casa. Guai se a fine anno avrete accumulato risparmi: dovrete render conto del perché e del percome. Da questo punto di vista il risparmiometro, per la crescita, è strumento assai più efficace rispetto allo spesometro che invece aveva bloccato certe tipologie di acquisti. Aggirabile anche quello, però: chi intendeva acquistare beni di lusso bastava che varcasse il confine a Chiasso, per la gioia dei negozianti di via Montenapoleone, a Milano, che registrarono all’epoca un vistoso calo del volume d’affari. Speriamo solo che ora il nuovo strumento venga applicato cum grano salis e che non arrivino ispezioni a raffica immotivate. In particolare è necessario che vengano incrociate diverse tipologie di dati: un conto corrente può improvvisamente gonfiarsi poiché sono giunte a scadenza obbligazioni conservate nel dossier titoli o una polizza di assicurazione, stipulata magari da un terzo a favore di un proprio congiunto. 

Così come per la vendita di un immobile, una donazione, una eredità o anche un semplice prestito, tra famigliari. Sono certo che la Finanza abbia ben presente questa casistica e che non si limiterà a dare una scorsa ai saldi di fine anno. O, almeno, me lo auguro, altrimenti sarà davvero il caso di espatriare. Sempre che tutta questa attività di intelligence non serva a studiare l’applicazione di una pesante patrimoniale proprio sui depositi bancari: se ne parla con troppa insistenza, ultimamente (ricordate il precedente del ministro Amato?). Occhi aperti, dunque.

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