È di moda l’usato sicuro

È di moda l’usato sicuro

Molti si sono chiesti come mai, a fronte dell’avanzata impetuosa del movimento di Salvini nelle elezioni europee, alle amministrative siano stati riconfermati i sindaci di centro sinistra. Forse c’è una spiegazione semplice a questa apparente contraddizione: le continue novità hanno stufato l’elettorato. Da vent’anni a questa parte i cambiamenti sono stati sempre in peggio, quindi c’è voglia di stabilità, di certezze. In parole semplici: meglio l’usato sicuro, già collaudato, meglio puntare su volti noti piuttosto che scommettere sulle velleitarie promesse di sconosciuti. Il rinnovamento come parola d’ordine non premia, come accadeva in passato. Il punto di svolta credo si sia verificato con la giunta presieduta dalla Raggi, a Roma, che ha fatto rimpiangere il già non brillante ex sindaco Marino. E, in parallelo, con l’esperienza di Renzi, tutto fumo e niente arrosto. E così i “rottamatori” sono stati rottamati.

 L’elettorato ha punito severamente le velleità di cambiamento fine a se stesso: niente a che vedere con il riformismo autentico, capace di promuovere riforme strutturali, molto più simile invece al facite ammuina, un attivismo tanto per fare e per far vedere che si sta sempre in movimento. Lo stesso Salvini ha vinto sull’onda del “ritorno all’ordine”, in perfetta sintonia con la maggioranza dell’opinione pubblica, stufa della retorica del politicamente corretto. Aiutato dai magistrati che lo hanno inquisito per “sequestro di persona”, accusa risibile, e dalle scalmanate come l’on. Cirinnà che ha inalberato in pubblico il famoso cartello con su scritto: “dio, patria e famiglia, che vita di merda”, offendendo i credenti, i patrioti e le famiglie normali, ovvero milioni di persone e di elettori. Vince chi è vicino ai cittadini e condivide lo spirito pubblico, come nel caso dei sindaci che sono gli amministratori più prossimi alla collettività che rappresentano. Ciò premesso, considerata la tendenza già manifestatasi nel primo turno a livello nazionale, il sindaco uscente, anche a Carpi, dovrebbe avere la strada spianata per la riconferma. Per Salvini invece comincerà un periodo difficile. Probabilmente punterà alle elezioni anticipate, per sfruttare il momento favorevole che lo vede sulla cresta dell’onda grazie all’impegno sui temi come l’immigrazione e la sicurezza. Ma la strada è tutt’altro che in discesa sui temi economici. Su base annua il Pil è in calo, sotto zero, e gli ambiziosi obiettivi del governo giallo-verde, tra i quali colmare il deficit con la crescita, paiono sempre più irrealizzabili. La politica redistribuiva, che ha visto il taglio delle pensioni (dopo le elezioni) per finanziare il disavanzo prodotto da quota 100 scontenterà una vasta platea. Il reddito di cittadinanza ha già scontentato quasi tutti, a partire dai mancati percettori o da chi si è visto assegnare cifre risibili. In compenso queste misure hanno aumentato il deficit, provocando con ogni probabilità una procedura d’infrazione da parte dell’Unione Europea e, sicuramente, l’aumento dello spread e dei tassi di interesse sul debito pubblico. Solo in maggio la Borsa di Milano ha perso, per ciò stesso, ben 53 miliardi (l’equivalente di una mega manovra economica), tornando sotto quota 20.000 punti (siamo ancora sotto di oltre 24.000 punti rispetto ai massimi del 2007). In autunno il governo dovrà decidere sull’aumento dell’Iva, ma già ora si rende necessaria una “manovrina” sui conti pubblici. 

Quanto durerà la luna di miele dell’elettorato con i sovranisti nostrani? I grillini hanno già pagato dazio, a favore di Salvini ma anche con un ripiegamento nell’astensionismo. Sui temi economici ho l’impressione che Salvini giochi il tutto per tutto: o la va o la spacca. Ma in Europa non ha sponde e i mercati sono pronti a speculare contro l’Italia. Farebbe bene quindi a controllare le parole: ogni volta che apre bocca sono miliardi che partono. L’azzardo morale infatti non è ben visto, né dagli operatori finanziari, che devono prestare soldi allo Stato italiano, né dai partner europei. Che cosa accadrà quando Mario Draghi uscirà di scena e al suo posto ci troveremo un tedesco o un finlandese (in ogni caso un nordico rigoroso)?

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