Settegiorni in Voce del 21 marzo 2019

Settegiorni in Voce del 21 marzo 2019

Nella sua rubrica Giuliano Albarani lo definisce    Pci, Partito Cinico Italiano, quello che ha alzato    il ciglio, disincantato e ironico, sulle manifestazioni    giovanili per il clima. Sotto tanta sufficienza,    sotto la definizione di “gretini” subito affibbiata ai    manifestanti da note firme di destra, c’è qualche    cosa di psicologico che fa riandare con i ricordi a    un assolo, ascoltato in Teatro a Carpi da un grande    Vittorio Gassman già avanti con gli anni: “Odio    i giovani poeti, odio i giovani scrittori, odio i giovani    registi, odio i giovani attori, odio...i giovani”. E si    capiva che il problema stava tutto lì.   

 A proposito di generazioni. Vedremo presto di    quali competenze, talenti, energie, capacità, personalità    e ingegni si alimenteranno le future liste    di aspiranti consiglieri. Al momento, fra quelle direttamente    afferenti ai candidati in campo e quelle    a loro sostegno in quanto civette, coadiutrici o    inconfessabili stampelle, nel tourbillon elettorale    potrebbero essere coinvolti non meno di duecento/    duecentocinquanta nomi. Sul piano esclusivamente    sociologico e generazionale la consuetudine    vuole che fra i papabili si collochino in prima fila    i pensionati, che non lavorano più, i giovani, che    non lavorano ancora e i boy scout, che prendono    invece da tutte le parti e di rado resistono alla tentazione    di mobilitare amici, famiglie, preti e suore.    Il resto della città, la cosiddetta popolazione attiva,    o presta il nome per pure esigenze di complemento,    collocandosi nelle posizioni in lista meno a    rischio di elezione; o se ne sta alla finestra, avendo    altro da fare. Non sappiamo se il quadro finirà per    selezionare davvero i migliori o i senza arte né parte.    In compenso, a ogni elezione amministrativa si    avverte come la sensazione che la politica vada da    una parte e la città vera dall’altra.   

 Ritiro “di redenzione” lo ha chiamato il patron    Stefano Bonacini, giustamente stufo dell’atteggiamento    della squadra del Carpi, spedita per questo    a Carpineti. Troppo vicina a Carpi, di nome e di    fatto. Per un ritiro in francescana umiltà era preferibile    La Verna.   

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