Una sex machine all’improvviso a X Factor

Una sex machine all’improvviso a X Factor

di Stefania Russo

Quest’anno ad X Factor c’è una sex machine, il suo nome è Damiano e il suo gruppo sono i Måneskin. Damiano è tutto ciò che uno spettatore di X Factor vorrebbe dal programma e dai suoi concorrenti. Ha una carica contagiosa, calca il palco come un professionista e ha tutte le attitudini proprie di un vero rockman nell’anima. Si accompagna a tre figuri che, in effetti, risultano utili come tre foglie di insalata verde al lato di una tagliata di Fassona e che, se domani, puff!, sparissero nel nulla, con ogni probabilità tutti continueremmo a seguire il programma senza nemmeno accorgercene. Il vero motivo per il quale i Måneskin stanno conquistando il mondo è lui e soltanto lui: Damiano.

Damiano è quel figuro interessante, non di vera e propria bellezza, che però, non si sa come, riesce a risultare credibile e a non sfigurare nemmeno con il leggings grigio metallizzato e l’eyeliner che gli cola sulle guance e, in definitiva, ti viene da pensare che, se dovessi spiegare a un analfabeta che cos’è un figo, gli mostreresti la sua fotografia. Damiano risulta, agli occhi dello spettatore, come un sorprendentemente ben riuscito incrocio tra il mitico Jack Sparrow, dal quale eredita il make up piratesco e il capello selvaggio, e lo spregiudicato Magic Mike, al quale evidentemente si ispira per i suoi outfit più raffinati. Ma Damiano non è solo apparenza. Damiano è talento. 

Quando sale sul palco, Damiano diventa il palco. Sembra che sul palcoscenico ci sia nato, vissuto, che ci sia stato concepito. Vedendolo esibirsi, ti verrebbe da pensare che la sua mamma l’abbia dato alla luce al Wembley Stadium piuttosto che nel reparto di Ginecologia dell’ospedale di Torvaianica. Quando lo ascolti cantare, ti accorgi che Damiano è al mondo per intrattenere. È qualcosa che gli scorre nelle vene e che non puoi fermare, qualcosa che gli fa guardare dritto in camera e parlare con te, proprio con te, e cantare per te, proprio per te, che sei sul divano ma che in quel momento non lo sai, forse sei dentro le note tristi di una canzone che lui ha saputo rendere straziante o di un pezzo movimentato che adesso è quasi spericolato.

Damiano ha passione, e ha fame di successo. Così tanta passione che ti sembra di sentirla, di toccarla, e che potresti raccontarla, talmente ti arriva chiara e nitida lì, nella pancia, e così tanta fame che il pubblico lo afferra, lo conquista e poi lo sbrana. E tu te ne accorgi solo quando oramai ti ha assaggiato, masticato e risputato fuori. Damiano è talmente in gamba, e calzante e verosimile che, una volta vista la sua esibizione, tutte le altre ti sembreranno le versioni live del Pulcino Pio. Non importa quanto gli altri saranno bravi tecnicamente – in effetti quest’anno a X Factor il livello è davvero alto – tutto, dopo di lui, finirà dritto nell’oblio. Tutto, dopo di lui, sembrerà superfluo. 

C’è però una critica che spesso muovono al leader dei Måneskin, e che lo stesso Fedez, un paio di puntate fa, gli ha apertamente rivolto in puntata: quella di essere antipatico. Di risultare altezzoso, e arrogante, e a tratti tronfio e borioso e gonfiato come solo un 18enne incazzato col mondo e assetato di affermazione può essere. Ed è proprio qui che io dico sticazzi. Anzi, dico meno male. Perché se non avesse quella roba lì, se si trasformasse in un orsacchiotto affabile e pacioso e accondiscendente, se abbandonasse l’eyeliner, e i gilet scollati, e la faccia da schiaffi, se si struccasse e indossasse un paio di cinque tasche color cachi, e si tagliasse i capelli, e togliesse gli anelli dalle orecchie, e se cantasse le cover di “Maledetta Primavera”, allora non sarebbe più Damiano. Allora sarebbe Andrea, o Ferdinando, o Agamennone.

Allora sarebbe uno dei tanti. Uno con una bella voce, con un bel groove, con un bel viso pulito, con le camicie inamidate. Allora sarebbe un altro. Sarebbe uno che chiede permesso. E se c’è una cosa, al mondo, alla quale non bisogna mai chiedere il permesso, è il talento. Soprattutto quando è così smaccatamente evidente. Quando ti basta allungare una mano per toccarlo, per sentirlo sotto le dita e sfiorarne l’essenza. Perché con un artista non ci devi disquisire di filosofia. Un artista deve sconvolgere. E non c’è una sola regola, che sia del mondo terrestre o spaziale, dell’universo fisico o chimico, dell’emisfero intellettivo o emozionale, che Damiano non riesca a sconvolgere. E tanto basta, credo, per meritarsi, a pieno titolo, la vittoria.

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