Ha un prezzo ribellarsi ai cessi dell’Autogrill

Ha un prezzo ribellarsi ai cessi dell’Autogrill

Tutti gli anni, prima dell’esodo estivo, ti riprometti che non urinerai nei cessi dell’Autogrill per nessuna ragione al mondo. Dovessi anche trattenerla da Sasso Marconi a Ceglie Messapica. Dovessi anche farla nella piazzola di sosta col camionista di passaggio che ti immortala i peli del culo a batuffoli. Fosse anche l’ultimo cesso rimasto, non ti ridurrai in quell’equilibrio precario sulla tazza con la borsa appesa al collo e il rischio concreto di beccarti la scarlattina-la sesta malattia-la coxackiosi-la malaria-il tifo.

 

E così inizi a sospendere l’idratazione dalla sera prima della partenza, per non stimolare troppo la vescica. Prima di metterti in auto ti svuoti accuratamente, e non importa se viaggi sotto il sole di mezzogiorno di metà agosto e il climatizzatore ti abbandona, non sorseggerai alcunché. Ti spari un Camogli a secco, mastichi come un camelus bactrianus, ma col cazzo che bevi. Di tanto in tanto, ti inumidisci le labbra con una pezza bagnata, giusto per non farti ricoverare d’urgenza per disidratazione ipertonica.

All’altezza di Spoleto chiedi gentilmente al tuo lui, che è anche il conducente del mezzo che vi traghetta, di fermarti alla prossima piazzola di sosta, che proprio non ce la fai più. Peccato che la prima piazzola è troppo vicina per fermarsi in tempo e che quella dopo non arriverà prima di Mondragone. Cammini come un manga con la cacarella, la vescica ti grida pietà, hai una sete che berresti anche un chinotto caldo sgasato ma non cedi, i bagni dell’Autogrill non ti avranno. MAI.

 

Al cartello “PUGLIA” non hai più un pavimento pelvico, hai un massetto che andrà limato e ripiastrellato di gres porcellanato. Kegel ti ha abbandonato al tuo destino verso Foligno, insieme ai tuoi muscoli pubococcigei. Ogino-Knaus, alla tua invocazione, ti ha sfanculato malamente, ricordandoti che questo non è l’ambito di sua competenza. Sei da sola, con la vescica che pulsa come il cuore di Davy Jones nello scrigno dell’Olandese Volante. Brami un wc e un rotolo di carta igienica più del Trilogy di Bulgari, più di una notte con Matthew McConaughey, più di una bomba fritta con la crema. 

Stringi i denti – e le gambe – e tiri dritto, per gli ultimi, lunghissimi, cinquanta chilometri del tragitto infernale. Arrivi a destinazione e, anche se l’unica acqua che hai visto negli ultimi cinque anni è quella delle pozzanghere per le perturbazione numero sticazzi del mese di febbraio, non ti sprechi nemmeno a mettere il naso fuori dal finestrino per guardare il mare. Ti lanci verso il bagno e quello che produce il tuo corpo non è semplice urina: pisci un fiume Mississippi di ammoniaca e fiamme.

 

Non senti più le gambe ma sei soddisfatta, sei riuscita a non cedere al monopolio delle latrine dell’Autogrill e a non beccarti l’herpes zoster. Il fatto che ti sei procurata una cistite fulminante e che hai vinto dieci giorni di antibiotico Qualcosalex e un mese di spremute di mirtillo, unito al misero dettaglio che vedrai il mare solo con un binocolo, dalla finestra della camera da letto nella quale sarai convalescente per tutta la durata del soggiorno, è del tutto irrilevante. Facciamo che l’anno prossimo mi faccio montare un catetere vescicale, và.

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