Noi, renziani sconfitti Ma i vincitori non hanno mai teso una mano, Lettere del 17 ottobre

Noi, renziani sconfitti Ma i vincitori non hanno mai teso una mano, Lettere del 17 ottobre

Gentilissimo Direttore, nell’articolo della settimana scorsa intitolato “Ma di che materia è fatto il Pd carpigiano?” si chiede “dove sono finiti i vari Nilo Pacenza, Vania Lovat, Rita Zappador, Marco Vignoli, Saverio Catellani?” Il riferimento è ai cosiddetti “renziani della prima ora”, quelli che nel 2012 sostennero la candidatura a segretario del Pd di Matteo Renzi contro il favoritissimo Pierluigi Bersani, supportato a Carpi da tutta la classe dirigente di allora (che poi è la stessa di oggi) al gran completo e in ogni gradazione di colore: dal rosso sbiadito degli ex-Ds al bianco stinto degli ex-Margherita. Di quel gruppo facevano parte anche Mario Lugli, Bruno Pompeo, Stefano Garuti, Stefano Zanoli, Luca Pignatti, Andrea Ghidoni, Pino Cocozza, Maurizio Centofanti e Alberto Allegretti, solo per citarne alcuni che penso non si risentiranno a leggere il loro nome legato a quell’esperienza. L’autunno 2012 fu una stagione politica straordinaria per il Partito Democratico, durante la quale si combattè una battaglia a viso aperto con tanta carica e fantasia, tra social, camper, banchetti e aperitivi. Forse fu grazie anche al nostro entusiasmo che Renzi scelse proprio Carpi per fare il suo ultimo comizio, la volta che il Cinema Corso si riempì in ogni ordine di posti, platea e galleria. Alla fine perse contro Bersani, ma ottenne un risultato sorprendente al di là di ogni previsione. Così, ci riprovammo l’anno successivo, sostenendo alle primarie Pd per il Sindaco il renzianissimo Roberto Arletti contro Alberto Bellelli (a cui va riconosciuto di essere stato uno dei pochissimi dirigenti a non essere mai stato renziano, neanche quando conveniva esserlo). 

Ancora una volta si trattava di un’impresa impossibile, con tutto l’establishment di partito schierato con Bellelli. A Carpi va così, chi ha un ruolo sta acquattato e non si espone mai pubblicamente contro il più forte. Dopo abbiamo capito il perché. Abbiamo imparato sulla nostra pelle che il Pd di Carpi non fa prigionieri. Dopo la sconfitta di Roberto Arletti (che aveva comunque raccolto il gradimento di un quarto dei votanti), non c’è stata mano tesa da parte dei vincitori, nessun tentativo di allargare il campo o di arricchire il programma con punti di vista diversi. Anzi, Bellelli e la sua maggioranza di ex-Ds e di ex-Margherita hanno applicato con cinismo e risolutezza la massima di Mao “bastonare il cane che affoga”, dividendosi il potere tra loro (Assessorati, consigli di amministrazione, persino gli inutili posti in Segreteria...) e trattandoci da estranei, per di più colpevoli di aver osato attaccare lo status quo. La cronaca ha poi mostrato che le vere insidie per Bellelli provenivano dalle fila della sua stessa maggioranza, da quell’ambiente asfittico composto da nomi e cognomi che ripropongono ciclicamente se stessi o le estensioni del proprio ego sotto forma di figli, nipoti, cugini, sorelle e mogli. Più che un partito, una partita di giro. Quanto a noi “renziani della prima ora”, schiacciati dai nuovi arrivati sul carro quando è diventato vincente, siamo rimasti alla finestra, o in piazzetta intorno a un aperitivo, o in chat a commentare sornioni le vicende cittadine, a gustarci i salti mortali e le piroette della nostra nomenklatura ballerina che, caduto Bersani, si dichiarava fieramente renziana e, caduto Renzi, si scopriva orgogliosamente zingarettiana, sempre compatta e sempre attenta a fiutare il giro di vento giusto. Adesso dicono che l’alleato Di Maio è un ragazzo che studia e si applica. E forse, un giorno, quando la gente avrà dimenticato (cosa che fa molto in fretta) riabiliteranno anche Salvini. Chi può dirlo? In fondo, il mojito piace a tutti ed è già una base comune su cui poter costruire un’alleanza programmatica. 

Saverio Catellani – Carpi

Nel servizio cui fa riferimento la lettera, abbiamo erroneamente iscritto ai “renziani della prima ora del Pd” anche Mario Vignoli. Si trattava invece, come precisa il lettore, di Marco Vignoli. Ci scusiamo con gli interessati.

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