Il futuro del Ramazzini visto da una infermiera, Lettere

Ho letto con molto interesse la lettera del dottor Pescetelli (pubblicata sul numero di Voce, ndr) e su alcuni aspetti sono d’accordo, ma su altri non sono d’accordo: 1) Penso che i bisogni di assistenza della popolazione siano complessi ma occorre partire dalla previsione che effettua la Regione Emilia Romagna per conoscere quali patologie aumenteranno e quali sono le iniziative che dovranno essere messe in campo per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini. Le previsioni parlano di un aumento della popolazione anziana, over 65 anni di circa il 22 per cento da qui fino al 2035. Quindi aumenteranno i pazienti fragili, con pluripatologie, con patologie croniche e quindi è fondamentale l’integrazione tra ospedale e distretto. 2) Certamente, come dice il dottor Pescetelli, occorrerà organizzare una rete di servizi indispensabili per la cura di pazienti sempre più fragili e con patologie croniche come Ospedale di Comunità, Hospice, Casa della salute, Strutture socio-sanitarie, Centri di riabilitazione e credo sia indispensabile rafforzare l’assistenza domiciliare. All’interno di questa integrazione è presente anche un ospedale. 3) Credo sia importante istituire l’infermiere di famiglia, previsto nel 1988 all’interno del progetto “Salute 21” ma che in Italia ancora non è stato introdotto a differenza di altri paesi come la Spagna. È un infermiere che collabora con il medico di Medicina Generale e che conosce i pazienti e può attivare la medicina d’iniziativa così come previsto dalle indicazioni della Regione Emilia Romagna. È un modello assistenziale che va incontro al paziente, prima che le patologie insorgano o si aggravino. Effettua interventi mirati e punta al cambiamento degli stili di vita prendendo in carico pazienti e famiglie.

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