Il corpo di Hitler una mostra inopportuna

Il corpo di Hitler una mostra inopportuna

Nella mia “performance”, il giorno 25 aprile, ho esposto in piazza la mia opera “L’uomo di Auschwitz” (già peraltro da me utilizzata per un’altra esposizione estemporanea sotto i portici circa quarant’anni fa; e nell’ambito dell’evento “Il mondo rosso” al Campo di Fossoli con Beppe Lodi una decina di anni fa) La frase che lo accompagnava: “Hitler è tornato e il partigiano si è raffreddato”, è riferita al clima di ritorno delle destre nazionaliste e razziste in tutta Europa e alla nuova organizzazione globale che, ahimè, ci sta facendo perdere quei diritti e conquiste per i quali si è lottato dalla guerra partigiana in poi. Inoltre vedo un timore da parte delle istituzioni e non solo, di portare avanti idee antifasciste. Il riferimento è anche sinceramente alla mostra “Der Koerper” attualmente in Sala Cervi: l’ho sentita, ma è solo una mia opinione personale, come inopportuna, e come “imposta dall’alto”.

 Non è il mio, né vuol essere assolutamente, un giudizio sull’artista, il quale, in quanto tale, può utilizzare simboli e linguaggi a lui più congeniali e ispiratori. Tale esibizione infatti avrebbe avuto un senso diverso per esempio all’interno di una Biennale dove le discussioni, le provocazioni, l’inaspettato sono nel giusto contesto e addirittura auspicabili… Ma la scelta di eleggere questa mostra per il Giorno della Memoria e fino al 25 aprile nella città del Campo di Concentramento e Medaglia d’Argento della Resistenza, lascia spazio a mio avviso a dei dubbi. Avevamo bisogno delle Radiografie di Hitler per sapere che a livello neuro-fisiopatologico noi esseri umani siamo tutti eguali? E poi, a Carpi, inserita in che circuito e percorso di arte moderna o a questo punto di avanguardia? E mi sembra fin troppo facile tirare in ballo Hitler, che non c’è più e il cui rifiuto è condiviso senza esclusioni: ci sono purtroppo ancora campi di concentramento, razzismi, masse di persone mosse da persecuzioni e conflitti, muri … ma tant’è, ultimamente qui parlare di certi temi o farne argomento di eventi e linguaggi artistici, sembra politicamente scorretto e forse “scomodo” da sostenere, quello sì sarebbe un pugno nello stomaco del quale abbiamo bisogno per riflettere e discutere. 

Non si pretende certo un’accettazione da parte delle istituzioni che si occupano della cultura di ogni proposta senza critiche e giudizi sul merito e avulsa da progettualità in essere, ma credo si potrebbe dare più ascolto agli intellettuali e artisti locali e soprattutto credito a istanze che vengono dal basso per condividere sensibilità, realtà, dialogo, gusti e situazioni della cittadinanza locale.

Giuseppe Branà - Carpi

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