Ma ora lasciamo che la comunità tutta riprenda il suo cammino

Ma ora lasciamo che la comunità tutta riprenda il suo cammino

Egregio direttore, interrompendo eccezionalmente un personale principio di riservatezza, opportuno se non addirittura necessario data la funzione che ricopro, chiedo ospitalità nel Suo settimanale per dare spazio a queste poche righe. Mosso da motivi di “osservanza” religiosa, venerdì scorso ho partecipato al sacro rito della Via Crucis, per l’occasione guidata dal Vescovo Francesco Cavina. Solo l’indomani ho potuto gustare la profondità dei momenti vissuti e il senso più vero delle riflessioni fatte dal nostro Vescovo. Dalla tradizione tomistica mutuo il pensiero che “nessun esempio di virtù è assente dalla croce”. L’esempio in questione è quello che Mons. Cavina ha donato alla nostra comunità. Non mi soffermerò sul clamore, sul riprendere frasi ad effetto, sull’argomentare circa l’opportunità di entrare nell’intimità di conversazioni strettamente private che hanno visto coinvolta la figura del nostro Vescovo. 

Tanto si è già detto e scritto intorno a questi argomenti. Così come non ritengo necessario ingrossare le fila di quanti, hanno ricordato le indubbie e probe attività svolte in favore della nostra società dal monsignore durante questi sette anni di Pastore della Diocesi di Carpi. La Virtù espressa è stata la testimonianza di Fortezza nel silenzio. Egli ha saputo contrapporre al chiasso, ai luccichìi dell’abbaglio, al frastuono dei tamburi mediatici che hanno investito lui e la nostra città, la pace del silenzio. “Disprezzando l’ignominia si sottopose alla croce .“Eb 12,2 Ecco dunque l’eccezionalità dell’uomo; consapevole del valore che rappresenta la sua figura di Vescovo, quindi guida e dunque modello da imitare per la comunità di fedeli, sceglie “ il disprezzo di sé in favore dell’esercizio della Virtù ed essere portatore di pace.” Quella pace coniugata al bisogno di unità, al richiamo per chi lo segue nella fede, della dottrina sociale e a tenersi ben saldo ai valori autentici del cattolicesimo. Abbiamo ricevuto una grande lezione da questa testimonianza. Un exemplum. Inginocchiato davanti alla Croce della dodicesima stazione, il Vescovo ha compiuto il più rivoluzionario dei gesti, ha cristianamente perdonato. Lasciamo ora che la nostra comunità, tutta, riprenda il suo cammino e si rimarginino le ferite che ne hanno compromesso il corpo. L’invito è quello di saper guardare oltre. Tutta la società unita, a partire dalle Istituzioni, continuando con il mondo associativo, della produzione e del volontariato, passando per le singole persone che credono nel valore della comunità, deve reagire a questa “scossa” che ci ha colpito e, colpito in particolare la principale figura religiosa carpigiana. Facciamo nostro l’esempio morale ricevuto. Imitiamo chi ci ha preceduto. Scegliamo di “essere partigiani e non indifferenti alle sorti della nostra città”. In una società moderna e partecipata “non c’è nessuno che stia alla finestra”(Indifferenti- Antonio Gramsci) Le punzecchiature del quotidiano si possono superare attraverso l’ascolto e questo è possibile solo se la società riesce a superare la tentazione di parlare e scrivere invano. Chi ama la giustizia lo fa con un cuore semplice. Sap 1,1-7. Non servono fiumi di parole o copertine patinate, per rendere evidente ciò che lo è già. A volte, e questo è il caso, la passività dell’attesa rispettando il silenzio, riserva utili effetti. Questa vicenda, che ha inebriato, frastornato e travolto la nostra città, ci pone di fronte ad uno dei mali che affliggono tutte le società moderne. Si può rinunciare a pensare in proprio, abdicare alla capacità di scegliere e lasciare che per noi scelgano altri? La risposta è nel perdono, nella riconciliazione. In quel bacio che nel poema Dostoevskiano de Il grande inquisitore, il Cristo tornato sulla terra, darà al protagonista mistificatore. Questi, sorpreso ne resterà turbato. È con la forza di volontà, nel farsi parte attiva nel conoscersi e rispettarsi vicendevolmente, come singoli e come società che si vince la scommessa sulla possibilità di una città futura in crescita. Crescere vuol dire imparare, conoscere ed esercitare quotidianamente il diritto all’autonomia di pensiero da cui poi deriva il nostro agire di uomini liberi.

Stefano Artioli, Responsabile segretria del sindaco e Relazioni esterne del Comune - Carpi

Visto che lui stesso fa riferimento alla funzione che ricopre, non potevamo omettere, per chiarezza del lettore, l’incarico che il dottor Artioli è chiamato a svolgere presso il Comune di Carpi. Senza con questo voler attribuire al messaggio di pacificazione contenuto nella lettera una ispirazione che non sia esclusivamente personale.

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