La lettura del 12 dicembre

La fabbrica delle bambole

Siamo a Londra nel 1850 e a Hyde Park si sta costruendo il palazzo di cristallo che ospiterà la Grande Esposizione. In un laboratorio di bambole gestito da una donna anziana e dispotica lavorano le due giovani gemelle Whittle: dipingono occhi, bocche, guance sulle piccole teste di porcellana e mentre lavorano non possono neppure scambiare qualche parola fra loro. Rose era bellissima, corteggiata e felice, ma il vaiolo ha rovinato il suo viso, Iris è la meno bella, ma dotata di grande spirito, lunghi capelli rossi e un temperamento impavido e sfrontato. Un giorno Iris incontra per caso Louis Frost, un affascinante pittore che la vuole come modella: fa parte di un gruppo di artisti che cercano un nuovo modo di dipingere e fanno parte della cosiddetta “Confraternita dei Preraffaelliti”. Fra i suoi amici vi sono Dante Gabriel Rossetti e John Everett Millais con cui condivide idee e trascorre serate chiassose. Anche Iris dipinge e ha un vero talento, anche se ancora acerbo: dopo molte insistenze del giovane, accetta di lavorare per lui come modella a patto che lui le insegni a dipingere bene, svelandole i segreti di tecniche, ombre e luci. Ma un personaggio molto inquietante vive a poche strade di distanza: si tratta di Silas Reed, un tassidermista ignorante e perverso che ama gli esseri imperfetti e si circonda di bestiole morte a cui è convinto di dare una nuova vita impagliandole. Silas incontra Ines e prova una forte attrazione per lei, tanto da cominciare a seguirla per la strada e a spiarla. In questo romanzo i personaggi inventati dalla scrittrice si amalgamano perfettamente con quelli reali. Iris con la sua coraggiosa velleità, John generoso e passionale, l’orribile Silas con le sue ossessioni e la sua collezione di animali imbalsamati si inseriscono in una Londra vera, viva e pulsante ricca di vicoli abitati da prostitute, taverne e monelli di strada. Reale e ben descritto è anche il gruppo dei pittori preraffaelliti che hanno cambiato il mondo dell’arte con le loro innovazioni, così come il fermento causato dall’allestimento della Grande Esposizione che attirerà gente da tutta Europa. È una storia appassionante e ben scritta, in cui si avverte il tocco dell’emancipazione femminile e l’atmosfera vagamente tetra del noir in una ambientazione affascinante. “Alla luce della candela le ombre si amplificano e il profilo dei suoi capelli si confonde con il buio. Continua a dipingere, un’unica pennellata per il mento, un po’ di bianco per gli zigomi accesi dalla fiamma. Riproduce fedelmente i propri difetti: gli occhi lontani, la curva deforme della clavicola. Sua sorella e la padrona dormono di sopra, e persino il fruscio del pennello sembra un’intrusione, uno schiamazzo assordante che rischia di svegliarle.”

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