La tua vita e la mia

di Majgull Axelsson Iperborea 2019

La tua vita e la mia

La Axelsson, famosa scrittrice svedese che si è affermata come giornalista con inchieste su difficili casi sociali, ha ottenuto un grande successo con i suoi romanzi ed è stata premiata con il prestigioso “Augustpris”. Dopo “Io non mi chiamo Miriam”, in cui aveva mostrato grande abilità nel narrare l’importanza del passato e della famiglia, in questo nuovo libro viene indagato con precisione e senza mezze misure ogni anfratto dell’animo umano, soprattutto quello femminile. 

La protagonista è Märit, una donna che sta per compiere settant’anni e torna dopo molto tempo nella sua casa d’infanzia a Norrköping, dove abita il fratello gemello con la moglie. Märit ha avuto successo come giornalista, è vedova di un marito molto amato, madre e nonna felice di una figlia e una nipote che purtroppo vivono lontane, è benestante e alla fine soddisfatta della sua vita, ma le vicende terribili di un passato triste, ingombrante e gravido di sensi di colpa la tormentano, facendosi sentire nei momenti più impensati, soprattutto quando sembra che tutto sia solo un ricordo lontano. Un grosso dolore vive perennemente in lei: quello legato a un fratello sfortunato, disabile e vittima di bullismo e di disamore, costretto a trascorrere anni a Vipeholm, il grande manicomio in cui i pazienti, soprattutto giovani e bambini, venivano trattati alla stregua di animali da laboratorio. La scrittrice non nasconde nulla e non si sottrae a nulla: fatti e pensieri vengono quasi sezionati in una prosa essenziale ma estremamente coinvolgente, con analisi precise dei meccanismi di difesa e di attacco, con una lucidità che a tratti spaventa. Il romanzo si legge d’un fiato: passato e presente si mescolano senza sosta in modo quasi impercettibile, offrendo al lettore un ampio squarcio sugli anni Sessanta.

 Quando Märit decide di scendere dal treno che dovrebbe portarla nella cittadina natale per fermarsi invece a Lund, dove era ricoverato il fratello e dove non mette piede da cinquant’anni, le pagine che ripercorrono la sua giovinezza si alternano all’angoscia delle lunghe ore presenti e la storia procede come una sorta di noir interiore che non dà scampo fino a un tentativo di catarsi finale. “Non ci si deve lasciar andare. Non si può strillare e far chiasso e menare botte. Nemmeno quando se ne avrebbe voglia. Nemmeno se si hanno tutte le ragioni del mondo. Non se si nasce donne.” Eppure in questo romanzo la vera forza appartiene alle donne: sono loro ad avere il potere immenso della rinascita, dell’attesa, della rivalsa. La forza del ripiego, dell’abbandono, della vendetta silenziosa.

61 visualizzazioni