Una lunga vita da idealista

Una lunga vita da idealista

di Jean Michel Guenassia, Salani 2018

Jean Michel Guenassia, che per molti anni ha svolto la professione di avvocato, è diventato famoso con il bellissimo romanzo “Il club degli incorreggibili ottimisti”, un vero caso letterario che è stato tradotto in oltre dieci lingue e ha vinto il prestigioso premio Goncourt des Lycéens. Dopo aver pubblicato i primi romanzi e aver lavorato anche come sceneggiatore utilizzando degli pseudonimi, Guenassia si è dedicato interamente alla scrittura con storie molto diverse fra loro che spaziano dalla vita perduta di un giocatore all’amore infelice della figlia del dottor Gachet per Van Gogh. Lo scrittore francese possiede infatti quella rara magia della creazione letteraria, quell’abilità incredibile di far immergere chi legge nelle vicende narrate che può mettere in scena storie vere e di finzione in realtà completamente diverse fra loro e ogni  storia ha una tale forza che sembra essere sempre autobiografica.  

In questa sua ultima opera seguiamo le vicende di Thomas Larch, nato in India da madre indiana e padre inglese che lavora come tecnico informatico a Nuova Delhi, ma è costretto a lasciare il paese e la tata che ama tanto per trasferirsi con i genitori in Inghilterra in un mondo totalmente ostile e nebbioso molto diverso da quello incantato e ricco di colori in cui avrebbe voluto restare. Qui la sua vita cambia: si fa nuovi amici indiani con cui gioca a cricket, si innamora della sorella di uno di loro che però è stata già da tempo promessa in sposa a un conoscente ricco del padre, soffre per la malattia della madre molto amata e per le assenze del padre sempre via per lavoro, rischia due volte la vita salvandosi per miracolo. E questo suo riuscire a scampare la morte anche quando sembra impossibile lo renderà famoso: entrato nel corpo dei Royal Marines diventerà quasi una leggenda vivente, anche se dentro si sentirà sempre esule, abbandonato e per niente sicuro di quello che vuole fare ed essere nella vita. Fino a quando accetta di compiere una missione che lo porterà di nuovo in India, dopo tanti anni e tante delusioni.  

“Ho camminato lentamente per le strade deserte. I pub, i ristoranti e i negozi erano chiusi. Alla fermata del bus ero solo. È apparso il 108, ho alzato il braccio per far segno all’autista, lui si è fermato, sono andato a sedermi nei posti sul fondo. La città sfilava a tutta velocità. Ho fatto un giuramento a me stesso. Ho giurato di non tornare mai più a Greenwich.” Un romanzo di formazione, una storia d’avventura, un ritratto stupefacente e duro dell’India di oggi e l’incredibile capacità narrativa di un grande scrittore contemporaneo. 

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