La vita in una strada

La vita in una strada

Sei di Carpi se… Anche molto di più. Se mi mettessi davanti la piantina della città e potessi piantare bandierine, infilzare i piccoli spilli, allora potreste vedere quanto sono di Carpi, anzi, troppe bandierine si affollerebbero e non vorrebbero solo dire che conosco il nome della strada, oppure che un giorno sono passata di lì, o ancora, che mi ricorda qualcosa. No, su quelle strade sotto le bandierine potrei scriverci per ognuna un piccolo romanzo, forse un racconto, via, e potrei riportare in foto o in acquerello quella immagine. 

Cominciamo con via Paolo Guaitoli o la via della catena come precisa sempre qualcuno su Facebook. La prima della mia coscienza o forse della mia indipendenza e del mio batticuore. Fuori del cancello controllo l’ora all’orologio di piazza, sono in orario? O la suora mi darà una nota per il ritardo e dovrò compilare il tagliando del rientro? Non importa, scruto lungo il cannocchiale prospettico di quelle case allineate a vedere se lui, rasente il marciapiede, viene dal fondo della strada, io all’ottantaquattro, lui al due. Passo il forno di Boccaletti, ma non compero la merenda, sarà ordinata in classe e, tiepida e untuosa, arriverà all’ora giusta nella cesta del fornaio, la chizza, sale e olio nei buchi lasciati dalle dita. Passo il fruttivendolo di là dall’incrocio di Guido Fassi, ha già le ceste fuori, supero anche il lattaio con quell’odore che mi dà un poco di nausea, i mestoli e l’acciaio lucido del bidone, ancora niente, rallento e gioco con un piede sul marciapiede e uno giù. Finalmente arriva, inverte il  cammino e mi si mette a fianco, ciao, ciao. Niente di più. Ciuffo biondo, qualche brufolo, qualche peletto di barba appena nata, i libri dentro l’elastico, come me. Poche parole, nessun segno, solo pensieri nati da soli che si rincorrono tra gioia e sensi di colpa. Maledetti educatori, coltivatori di sensi di colpa dove la giovinezza è limpida. 

Nessuna bottega fino all’incrocio con via Ciro Menotti, non si può andare oltre, ci potrebbero vedere le suore della Carità e io faccio la terza media. Per loro ci si “fidanza” solo in vista del matrimonio. Così lui gira a sinistra verso il liceo che sta in Santa Chiara. Non tutti possono sapere che cosa sia l’attesa di un incontro quotidiano proprio sotto l’immagine lontana del voltone della Catena e dell’orologio. Grande, leggibile, solo sotto la torretta e il falcone. Da ogni parte lo posso vedere ed il suo orario è legge e, insieme, ricordo. Le lancette lunghe e pesanti di volute, il quadrante chiaro sopra il mercato o sopra i ragazzi quando erano  chiamati paninari e indossavano il bomber, le Timberland, a cavallo del motorino e c’era anche mia figlia, adolescente in crisi. Ogni immagine vien su stampata in un angolo della memoria, vien su anche se non vorresti che ci fossero sempre le stesse cose e per niente le stesse situazioni. Certo la ram del mio cervello deve essere proprio potente e neanche si intasa di tutte le foto che ho archiviate e neanche ho fatto espansioni, compressioni o eliminazioni, neanche poi, è difficile andare a ripescare cose archiviate. Basta girare per Carpi e vengono fuori da sole.  

rosella.tagliavini@gmail.com  

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