La cultura delle macchine in Memoriale di Volponi, Il cannocchiale

Memoriale di Paolo Volponi, romanzo pubblicato nel 1962, racconta la storia di Albino Saluggia, il quale affida vicende di cui è stato protagonista a una scrittura di memorie. Dapprincipio il lettore al punto di vista di Saluggia non può che affidarsi, anche per l’onniscienza che il narratore naturalmente mostra. Ma, avanzando, la lettura incontra segni che generano dubbi sull’obiettività del racconto. Così, tra l’iniziale affidamento al narratore e successivi dubbi, si fanno strada un’incertezza e un’ambiguità che sembrano forme adatte a raccontare il carattere complesso di certe realtà, come per esempio l’incerto confine tra salute e malattia, lungo il quale Saluggia si muove, e i sentimenti contrastanti che possono essere nutriti verso le molteplici facce di un mondo come il lavoro in fabbrica, lavoro che il protagonista svolge in qualità di operaio. Caratterizzato da una personalità e una storia problematica, reduce dalla guerra, segnato da stati d’animo e anche disturbi nati durante varie vicende di vita, Saluggia si accosta alla grande fabbrica cittadina, vicina al suo piccolo montano paese d’origine, con aspettative di “vita nuova”, di “ragioni di una vita completa”; Grosset, collega, gli rimprovera tale approccio: «”Ma cosa cerchi ancora nella fabbrica? [...]

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