Arpa di Noè, di Carlo Mantovani

Arpa di Noè, di Carlo Mantovani

Raccontino meteomusicale

No, quello nel titolo non è un refuso: perchè il mondo, in realtà, l’ha salvato la musica. Se avete un attimo, vi spiego come sono andate davvero le cose. Non appena Noè guardò fuori dalla finestra, si accorse che i Profeti di “Faithbook” avevano ragione e, tra l’altro, erano molto più affidabili dei siti meteo: le nubi si addensavano nel cielo e di lì a poco il mondo abitato sarebbe stato colpito da una terribile tempesta, il temutissimo e potenzialmente letale “diluvio globale”. Capì che era il suo momento, che era ora di agire: prese lo sgabello e si mise a suonare la sua inseparabile arpa davanti a casa, intonando “Terra promessa”, di Eros Ramazzotti. 

Improvvisamente, irretiti da quell’irresistibile melodia, cominciarono ad arrivare elefanti, orsi e tigri, ippopotami, cani e gatti; e dopo un paio d’ore, quando il concerto si concluse, una buona parte degli animali della terra era pronta a seguire questo carismatico pifferaio magico con l’arpa. I più votati dagli animalisti ebbero il privilegio di salire sulla grande nave da crociera dove Noè, ovviamente, continuò il concerto, con pezzi come “Singing in the rain”, “God save the Queen” e “Purple rain”, scatenando una marea di mi piace che avrebbe sommerso anche il campanile di San Marco e una pioggia incessante di like capace di far dimenticare l’acqua alta del diluvio. 

Dopo una settimana tra onde paurose e micidiali saette, quando la tempesta cessò e il sole tornò finalmente a splendere, la nave, fatto un doveroso inchino alla provvidenza, attraccò sulla costa della terra promessa, dove attendevano i tre osannati giudici di Bibbia’s got talent: che, tra gli applausi del pubblico in delirio, esclamarono in coro “Per noi è un grande sì!”. Gli animali scesero dalla barca coordinati dall’equipaggio, rigorosamente nazivegano, e per ultimo, accolto da una clamorosa standing ovation, uscì Noè, che da quel momento, con lo pseudonimo di “Noè male” (inventato da un follower padovano), divenne l’influencer più pagato del globo (dopo la Ferragni) e, ovviamente, ospite fisso di “Che tempo che farà”. Adesso capite la ragione del titolo, “L’Arpa di Noè”: perchè, se avete letto, non c’è dubbio che il mondo l’abbia salvato la musica; e a dire il vero anche il musicista, che senza quel diluvio universale di like sarebbe ancora a suonare sotto i portici. Insomma, la classica storia “a lieto secondo-fine”.  

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