La Borsa delle parole - 2

La Borsa delle parole - 2

Euro - Nel Belpaese, ormai, l’Euro è diventata una vera iattura. Come moneta, infatti, è ritenuta il simbolo e da molti – forse non a torto – anche la causa della crisi. È talmente detestata che gli Italiani, per stigmatizzare la loro condizione di indigenza, continuano a dire “non ho  una lira”. E che, sulla falsariga della fuga dei cervelli, rischia di provocare una parallela fuga dei borselli. Un fenomeno tangibile, che incide anche sulle nostre esigenze primarie: non stupiamoci, quindi, se chiedendo all’amico “Usciamo, stasera?”, dovesse risponderci “Ok, purché usciamo dall’Euro”. Uscire dall’Euro, però, non sarà così facile: se è vero che l’Euro, ultimamente, dà i numeri e ci tormenta anche quando siamo al volante. “Milano, blocco per Euro 3 ed Euro 4”: col problema che, all’emissione delle Pm 10, si aggiunge quella delle imprecazioni.  Morale: sempre più gente sogna di tornare alle vecchie lire, ma, da quel che vedo, è più probabile che, dall’Euro, passiamo diretta mente alla Neuro. 

 

Prova televisiva - Mi spiace per i tifosi più conservatori, ma la prova televisiva, che ci consente di capire se il goal c’è o non c’è, o se il giocatore che si contorce alla Neymar ci è o ci fa, è un bene. E non solo per il calcio: andrebbe estesa all’intera programmazione del piccolo schermo. Perché oggi si parla troppo di diritti televisivi e troppo poco di diritti dei telespettatori: che avrebbero bisogno della prova televisiva per dimostrare, ad esempio, che il nostro prezioso congiuntivo viene regolarmente massacrato da traduttori e conduttori; o che, per indennizzare chi resta orfano della serie preferita, cancellata magari dopo la prima stagione, andrebbe istituito un apposito fondo per le  vittime dello share.  

Crollo - Ricordate gli anni d’oro, quando a crollare erano soltanto gli indici di ascolto? Poi, nell’ordine, sono crollate:  le Torri Gemelle (attentato alla democrazia) e gli indici di borsa (attentato al nostro portafogli). E oggi, che al dissesto finanziario si è aggiunto quello  idrogeologico, a crollare sono montagne, strade, case e ponti. Inevitabile conseguenza del forsennato consumo di suolo. Distruggere il paesaggio, bene protetto dalla costituzione, dovrebbe essere considerato alto (o altissimo, dipende dalla misura delle piante abbattute)  tradimento. Chi governa deve trovare un rimedio, prima che a crollare sia ciò che tiene in piedi il Paese: la fiducia dei cittadini.  

 

Spoilerare - “Undicesimo, non spoilerare”. Nella comunità catodica rivelare dettagli inediti, il finale di una puntata o dell’intera serie tv, è considerato una scorrettezza gravissima: un sacrilegio che comporta l’immediata scomunica social, con revoca dell’amicizia, rimozione dei like avuti sulla pagina e certezza definitiva che non ne arriveranno altri. Il proliferare di canali, piattaforme e pacchetti, infatti, ha diviso gli appassionati in vere proprie caste televisive tra cui non ci può essere dialogo: dall’aristocrazia della pay tv, che si gode la prima visione in  italiano, al proletariato della tv in chiaro, che vede le serie con un annetto di ritardo, fino alla pole position dei carbonari del download illegale, che, a costo zero, seguono in contemporanea con gli States. Come dice il saggio: l’intrattenimento unisce l’Italia, finchè serie tv non la separi. 

(2-fine)

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