Bagdad Cafe Estate a San Marino

di Carlo Alberto Parmeggiani

La via per San Marino è per gran parte un asfaltato ghirigori. Uno stradone liscio e assai veloce, dei meno agevoli da fare in bicicletta oppure a piedi. Lo è ancor meno in auto, a un distratto e moderato passo di crociera, visto che talvolta si rischia di passare per cornuti, o di finire in mezzo ai prati per evitare quei piloti che azzardano sorpassi mozzafiato.

In altri tempi, all'ingresso del paese, venendo dalla piazza carpigiana, accanto alla cappella dedicata a San Lorenzo della gran caldura, i viaggiatori arrivavano pian piano, trovavano ristoro sotto i grandi pioppi e i noci, cambiavano i cavalli, spolveravano i vestiti, facevan due battute spiritose, palpavano godendo la scarsella dei baiocchi e degli scudi e tiravano diritto per Mirandola o Ferrara.

La millenaria quiete del paese era pertanto distur­bata da un abbaiar di cani o dal grido di vivaci cavallari che davano di frusta a degli indocili co­rsieri che non ne volevano sapere di cavezze, fibbie, sottocoda e sona­gliere. Poi, avutane ragione a suoni di staffile, il posti­glione, quindi, scudisciava l'aria immota e ripartiva e si sperdeva nelle curve polverose che davano nel verde della bassa modenese.

Ai giorni nostri, in cui nessuno più si ferma per un cambio di cavalli e una bevuta, ma anzi aumenta il numero di giri del motore affinché le curve riescano sicure, la principale via di San Marino pare diventata una pista di collaudo per le moto. Ci sono infatti due o tre “pieghe” che i nostri giovani accaldati dall'accidiosa estate cittadina amano fare coricati sul sellino, come in un ingegneresco amplesso col motore che romba a un palmo dal sedere, sperando che un freddo brivido s'agghiacci nel sudore della schiena.

─ Io metterei uno specchio grande come il muro di una casa, fra il bar e il maglificio all'ingresso del paese ─, dice un tale, seduto a tavolino dell'unico locale aperto nel paese, dopo avere bestemmiato dietro a una bicilindrica Ducati, schizzata via come una fucilata a chissà quanto all'ora.

─ Vedrai che adesso le cose cambieranno come noi vogliamo ─ dice un altro, che come il primo non vuole fare nomi, sorridendo sotto i mustacchi alla spagnola, rievocando la cocente sconfitta elettorale di quelli a cui lui e l'altro hanno dato il voto. ─ Vedrai che adesso ci faranno un'altra strada che passa fuori del paese, se non vorranno perdere il Comune.

 

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