Cento quartine e altre storie d'amore di Patrizia Valduga

Cento quartine e altre storie d'amore di Patrizia Valduga

Sottile è il confine e non ancora ben stabilito fra erotismo e pornografia. Hanno camminato su questo filo classici antichi, per lo più maschi, da Catullo a Marziale fino a Boccaccio e l' Aretino.

Parole, talora immaginifiche, ben note al triviale quotidiano, linguaggio della complicità amorosa, che ognuno conosce ma tiene per sé e riserva solo nel momento del raptus erotico, vengono talora usate nelle forme classiche di sonetti, terzine dantesche, sestine, ottave, distici, quartine, madrigali, serventesi classici, una sfida, di donna per di più.

Lei è Patrizia Valduga, classe 1953, poetessa e traduttrice di Molière, Mallarmé, Valéry e molti altri fra cui il Riccardo terzo di Shakespeare, compagna fino alla morte del poeta Giovanni Raboni nel 2004. Dice di sé: "Sono una persona sensuale, incline al piacere dei sensi e soprattutto a quello dell'udito perché la Poesia è canto e incantamento, aiuta persino a respirare bene. Ogni lingua ha generato un suo verso di elezione; per l'Italiano è l'endecasillabo”.

In "Cento quartine e altre storie d'amore" racconta quel che accade nel "tempo reale" di un incontro d'amore, fra un uomo e una donna e, molto, nella mente di questa donna. 

Metaforiche e inequivocabili, vibranti e sincere, le cento quartine aprono uno squarcio sull'emozione erotica, femminile, singolare, anche se, forse, molte donne si possono riconoscere in questi versi.

Di certo, Patrizia Valduga che conosceremo anche sotto una luce diversa, è amata quanto bistrattata, come spesso accade a chi non è riconosciuto come...poeta universale. A me pare, comunque, interessante e la propongo in questa puntata e nella prossima.

 

 

Come sei bello quando sei eccitato!

Come hai gli occhi più neri...così neri:

Due nere notti che stanno in agguato 

Sopra i miei sensi, sopra i miei pensieri.

 

“Tu mandali a dormire i tuoi pensieri,

Devi ascoltare i sensi solamente;

Sarà un combattimento di guerrieri

Combatterà il tuo corpo e non la mente”.

 

Ho paura di te: sei così bello!

Non affogarmi in notti tanto nere

Se prima non mi apri nel cervello 

La porta che resiste del piacere.

 

Tu, misteriosi spirito gentile,

Fammi la guardia come un carceriere:

Che non nasconda più, vanesia e vile,

Verità vergognose e voglie vere.

 

Da nervi vene valvole ventricoli

Da tendini da nervi e cartilagini

Papille nervi costole clavicole...

In spasmi da ogni poro mi esce l'anima.

 

Terra alla terra, vieni su di me:

Voglio il tuo vomere nella mia terra,

Fiorire ancora traboccando e

Offrire il fiore a te, mio cielo in terra.

 

"No, niente amore qui, soltanto sesso:

Non svegliamo l'invidia degli dei"

Ora che tanto amore mi hai concesso, 

Dio dell'amore, miserere mei.

 

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