Una sfida a difesa della dignità della vita

Una sfida a difesa della dignità della vita

Una sfida a difesa della dignità della vita

Il progetto di realizzazione, a San Possidonio, dell’Hospice dei Distretti di Mirandola e di Carpi va inquadrato nell’ambito del diritto del paziente alle cure palliative. Molto spesso, quando si parla di cure, il termine “palliativo” viene frainteso e recepito come qualche cosa di inutile o al più compassionevole.

Come medico di famiglia che, per quaranta anni, ha assistito, giorno per giorno, fino alla fine i suoi pazienti, mi sono sempre ribellato alla frase fatalistica “Non c’è più niente da fare”, quasi che il non poter sconfiggere la morte esonerasse dal prendersi cura della dignità della vita, fino all’ultimo istante. Ho sempre pensato invece che, a quel punto, c’era tutto da fare. Ma fra il “niente”, cioè la rinuncia, l’abbandono terapeutico, e il “tutto”, con il rischio di trattamenti medici inutilmente aggressivi, senza speranza di guarigione, quale può essere la via? Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità le cure palliative sono cure attive, globali, del paziente, quando la malattia di base non risponde più ai criteri cosiddetti eziologici, ossia tali da portare alla guarigione.  Fondamentale è quindi controllare il dolore e qualsiasi sintomo fisico, psichico, avendo come scopo il raggiungimento della migliore qualità della vita per il paziente e i suoi famigliari. Quel “tutto” diviene allora accogliere ogni esigenza morale, materiale, spirituale del paziente consapevole di diagnosi, offrendo risposta alla sua domanda di dignità, senza false illusioni o peggio interferenze inutili e dolorose. Non sono quindi un palliativo nell’accezione minimizzante, ma vere cure, efficaci nel controllo dei sintomi, in particolare, anche se non esclusivamente, del dolore, cure che cercano di creare una relazione che risponda ai bisogni spirituali del malato, senza la pretesa di mutare la prognosi. Non sono da riservare solo alle fasi avanzate di malattia, ma vanno attivate il più precocemente possibile, fin dalla diagnosi. La complessità di questo tipo di assistenza richiede che a prendersi cura del paziente e dei suoi famigliari siano diverse professionalità: medici, infermieri, psicologi, OSS, assistenti sociali, volontariato. Un sistema in grado di integrarsi in equipe per assicurare il massimo di quanto la comunità è in grado di offrire. Le cure palliative sono un diritto del cittadino e nel nostro territorio vengono garantite come Livello Essenziale di Assistenza, attraverso il Medico di Medicina Generale, il Servizio Infermieristico Domiciliare, integrati in equipe con psicologa, assistente sociale e volontariato al domicilio del paziente.  Quando serve l’Hospice? Pur essendo l’assistenza a domicilio la soluzione più appropriata, può succedere che per criticità particolari, le cure non possano essere effettuate a domicilio. È necessario allora un luogo di cura che svolga questo ruolo assistenziale con la stessa impronta e accoglienza palliativa, un ruolo non intercambiabile con l’Ospedale (ad elevata tecnologia per pazienti acuti). Questo luogo è l’Hospice, uno snodo fondamentale nel nostro sistema territoriale delle cure palliative, l’unico che ancora ci manca. Per realizzarlo è nata la Fondazione Hospice ‘San Martino’, promossa dall’ASP e dalle associazioni di volontariato: l’AMO Nove Comuni Area Nord e l’AMO di Carpi. La Fondazione è nata due anni fa, ha acquistato il terreno per costruire l’Hospice nel comune di San Possidonio ed ora sta sviluppando il progetto. È una sfida e un traguardo a difesa della dignità della vita a cui è chiamato a dare il proprio contributo ogni componente della nostra comunità.

Doriano Novi. Già Medico di Medicina Generale, consigliere Fondazione Haspice San Martino.

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