In cammino sul bagnasciuga

Rino Filippin sulla

In cammino sul bagnasciuga

Alla scoperta di bellissime aree naturali ma anche di brutture, problemi irrisolti da anni e assurdità.

di Rino Filippin

Una specie di “Grand Tour” settembrino sulla costa adriatica alla scoperta di insospettabili e bellissime aree naturali, di abitazioni un po’ troppo vicine al mare, di stabilimenti balneari infiniti e di guadi impossibili. Da Riccione a Termoli (due mondi distanti non solo geograficamente), prevalentemente a piedi scalzi, sul bagnasciuga. Non è mancato qualche “bypass” in treno, soprattutto a causa della mancanza di ponti pedonali sui fiumi del percorso. Ecco dunque la sintesi di questo inedito lentissimo viaggio durato una decina di giorni. E ricordiamo: non puoi dire di essere stato in un posto se non ci sei stato a piedi.

Passati gli ordinati stabilimenti balneari da Riccione fino a Gabicce, infiliamo le scarpette da ginnastica e saltiamo da un masso all’altro fino alla Baia di Vallugola, raccolta spiaggetta di piccoli sassi. «Non proseguite fino a Pesaro – è il consiglio del bagnino – ormai è pomeriggio e se vi capita qualche guaio lungo il tragitto può essere un problema serio: sotto la scogliera non c’è campo per telefonare». Detto, fatto: prenotiamo una stanza nell’hotel semideserto immerso nel parco retrostante la baia.

 

La mattina dopo partenza in direzione Pesaro. Camminata un po’ faticosa, quasi tutta sui massi in riva al mare, a parte qualche graziosa e deserta spiaggetta incontrata lungo il tragitto. Bella natura, insomma, a parte purtroppo alcune testimonianze della sciatteria umana: bottiglie di plastica, scatolette, cicche..., tutto però fortunatamente in quantitativi esigui.

Nel primo pomeriggio arriviamo a un punto morto: scogliera a picco sul mare, impossibile raggiungere a piedi Pesaro che ormai è proprio a due passi. Che fare? Tornare indietro? Mai. Così, zaino in testa tenuto stretto con una mano, ci siamo avventurati in acqua e abbiamo nuotato per alcune decide di metri con gambe e un braccio, aggirando il promontorio fino ad arrivare alla spiaggia delle Marche.

Il tratto successivo fino a Senigallia, percorso sotto un sole troppo cocente, ci fa dubitare della capacità delle nostre gambe di resistere, ma la ferrovia viene in nostro aiuto. Il tour a piedi, infatti, riparte poi da San Benedetto del Tronto (località raggiunta appunto in treno), zona sicuramente più interessante della precedente. Dopo qualche chilometro sul bagnasciuga (saranno circa 20 quelli di questa tappa), troviamo la bellissima riserva naturale della Sentina. Ecosistema intatto, fermo a un secolo fa: dune, arbusti, mare limpido. E soprattutto la quasi totale assenza di esseri umani.

 

Arriviamo al Tronto, il fiume che separa le Marche dall’ Abruzzo, e scopriamo che non esiste un ponte pedonale. Un residente ci dice: «Attenzione a guadarlo, l’acqua è profonda e il fondo limaccioso. Lo so – commenta – servirebbe un ponte per i camminatori, i politici ne stanno parlando da anni, ma senza risultato...». L’unico modo sicuro per arrivare sull’altra sponda dove si trova Martinsicuro è dunque raggiungere a piedi la strada Statale e allungare il percorso di circa 5 chilometri per ripartire a camminare sul bagnasciuga abruzzese.

Sono circa le 18 quando arriviamo ad Alba Adriatica dove pernottiamo.

 

L’indomani l’obiettivo è Roseto degli Abruzzi: circa 23 chilometri di spiagge e mare, rigorosamente a piedi scalzi. Di questo tratto vale la pena segnalare criticamente la zona di Cologna Spiaggia: certe case sulla spiaggia sono davvero poco gradevoli. Bellissima invece, poco dopo, la riserva naturale del Borsacchio. Mare, spiaggia e colline alle spalle ci ricordano come doveva essere meravigliosa la costa senza cemento e turismo di massa.

 

La mattina dopo, vista l’impossibilità di attraversare a nuoto il fiume Vomano, saliamo sul treno che in 10 minuti ci porta a Pineto Atri dove scopriamo una meravigliosa pineta protetta lunga molti chilometri che ci porta fino alla splendida Torre del Cerrano, situata sulla spiaggia di un’area marina tutelata. Sole, vento e dune rendono la camminata davvero suggestiva. Da Silvi Marina a Marina di Vasto la spiaggia è priva di particolari attrattive così saliamo sul treno e raggiungiamo Vasto dove si trova la bella riserva naturale regionale di Marina di Vasto. La parte storica della località si trova a circa 45 minuti dalla spiaggia. C’è un percorso pedonale per raggiungerla? «No – ci dicono i residenti – bisogna camminare sul ciglio della Statale: fate attenzione ai camion. Perché manca la salita pedonale? Lo chieda agli amministratori municipali. La gente la chiede da anni, ma sa come sono i politici, si fanno gli affari loro...».

 

Infine arriviamo a Termoli, dove scopriamo un centro storico delizioso, nato su un promontorio a picco sul mare. Anche qui, quando ci capita di chiedere qualche indicazione, scopriamo cittadini astiosi verso sindaco e assessori.

L’impressione è che ciò che unisce davvero gli Italiani è l’avversione e la mancanza di stima verso chi amministra la cosa pubblica.

Al termine della nostra “avventura”, possiamo dire che con un po’ di lungimiranza e organizzazione la camminata Riccione - Termoli (o parte di essa), potrebbe facilmente attrarre turismo ecologico. Basterebbe solo aggiungere qualche ponte pedonale e pensare a semplici soluzioni per chi fa una vacanza a piedi. Insomma, la camminata adriatica potrebbe fare concorrenza ad altri cammini inflazionati e forse meno belli. 

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