Parma appare la più attenta nella raccolta differenziata

Riuso addio: il tessile sarà rifiuto da smaltire

Vestiti usati e inadatti al riutilizzo? A Parma, Amministrazione comunale e Iren da alcune settimane hanno approntato “Mettiti nei miei panni”, un piano di razionalizzazione della distribuzione dei contenitori dedicati alla raccolta degli abiti usati: circa 200 cassonetti anti intrusione, sparsi su tutto il territorio comunale in zone controllate o coperte da sorveglianza elettronica, per evitare abbandoni o vandalismi. Una iniziativa che fa bene all’ambiente e che va incontro con un buon anticipo alle nuove Direttive sull’Economia circolare che vogliono che entro il 2025 in tutti i Paesi europei venga effettuata la raccolta differenziata dei rifiuti tessili urbani. Oltre tutto, il progetto risolve il problema di dover buttare nell’indifferenziata, con costi che inciderebbero non poco sulla bolletta di famiglia, chilogrammi e chilogrammi di abiti e scarpe che ci hanno abituati a considerare fuori moda dopo soli pochi mesi. Bella idea, vero? E a Carpi? In realtà anche a Carpi ci sarebbe la stessa opportunità, che forse varrebbe la pena comunicare meglio. Dobbiamo ammettere che non sapevamo di poterne godere: attribuivamo ai contenitori gialli o bianchi per la raccolta degli indumenti usati il solo scopo di devolverli in beneficienza. Sbagliando, appunto. Quei contenitori sono invece a tutti gli effetti adibiti alla raccolta differenziata di indumenti usati non recuperabili, che vengono poi impiegati per ricavarne pezzame, materiali isolanti o tessuti di minore qualità. Il servizio attualmente è gestito da due cooperative sociali. Una, Il Mantello di Carpi, mantiene la proprietà dei contenitori (circa 200); la seconda, La Solidale di Modena, effettua la raccolta: insieme gestiscono il servizio sul territorio e nei Centri di Raccolta degli 11 Comuni gestiti da Aimag, nei quali vengono raccolte circa mille tonnellate di vestiti usati l’anno. Abbiamo approfondito l’argomento con Davide De Battisti, direttore di Aimag. «Per noi – spiega – questo servizio è stato sempre a costi/ricavi zero, perché si è sempre voluto favorire il fine solidaristico di tali raccolte. In passato, infatti, quando il mercato dell’usato era più remunerativo, alcune cooperative sociali radicate nel territorio vendevano a grandi intermediari, a gestori di impianti per la classificazione e l’igienizzazione o a distributori che riforniscono di merci i venditori al dettaglio in Italia o in Paesi importatori: utilizzavano così il ricavato parte per sostenere i propri costi di gestione, parte per finanziare progetti di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati o associazioni di volontariato come, è il caso di Carpi, Caritas e Unione Italiana Ciechi.

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