Parma e Prato le mete degli indumenti buttati

Li raccolgono Il Mantello e La Solidale che danno così lavoro a 13 addetti

Parma e Prato le mete degli indumenti buttati

Cassonetto giallo o cassonetto bianco? Questa è la domanda che si pone chiunque abbia la necessità di scartare degli abiti usati. Poiché prima o poi succede a tutti e non si ha ben chiaro che sorte toccherà loro, a seconda del cassonetto dove si andrà a depositarli. Proviamo a fare un viaggio con questi capi che, anche se portano con sé un pezzo della vita di ognuno di noi, alla fine risultano essere solo dei “rifiuti urbani”. Parecchi anni fa gli abiti scartati finivano nei cassonetti dell’indifferenziata. Poi si iniziò a lasciarli in sacchetti appositi davanti a casa, che venivano ritirati periodicamente da gruppi privati senza chiarezza sulla destinazione.  

In contemporanea sul nostro territorio aumentava la richiesta di dare un lavoro a persone svantaggiate e per dare una risposta a questa esigenza, venne fondata la Cooperativa Sociale “Il Mantello” da Caritas Diocesana e dall’Associazione Porta Aperta con il relativo  posizionamento di contenitori gialli su tutto il territorio di pertinenza Aimag. «Oggi abbiamo 65 contenitori – afferma Andrea Maccari,  presidente de “Il Mantello” – che vengono svuotati periodicamente. Con questo servizio siamo riusciti a garantire il lavoro per vent’anni a tre persone disagiate oltre a sostenere in parte il lavoro della cooperativa ». Il materiale raccolto viene venduto a una ditta di Prato, iscritta al Registro gestori rifiuti e che, dopo la scelta e la sanificazione, rivende e spedisce nei mercati di Africa, Asia e America. Quasi in contemporanea ad affiancare i cassonetti gialli sono comparsi quelli bianchi. Posizionati dalla Associazione nazionale ciechi onlus di Modena, quando uscì la legge che non permise più alle onlus di svolgere attività commerciali, questa associazione dovette ritirarsi e diede l’incarico alla Cooperativa sociale “La Solidale” con sede a Modena e che opera in varie aree comunali. «Con questo importante servizio sociale – spiega Romeo Bettini, presidente de “La  Solidale” – diamo lavoro a dieci persone. Abbiamo quotidianamente tre automezzi in movimento che ogni dieci giorni effettuano lo svuotamento dei cassonetti». Ogni volta viene compilato un formulario, poi inviato ad Aimag, mentre il materiale raccolto è venduto a “sacchetto chiuso” a un’azienda certificata di Parma che lo seleziona e lo invia ai paesi del terzo mondo: il ricavato serve  per coprire le spese di gestione  e il rimanente devoluto ad associazioni di volontariato e cooperative sociali.  

«I quantitativi dichiarati dalle cooperative – spiegano ad Aimag – sono suddivisi fra i Comuni in base al numero di cassonetti presenti nel loro territorio e ogni anno questi dati vengono pubblicati nella nostra rendicontazione delle varie tipologie di rifiuti raccolti per dare trasparenza anche al  lavoro di queste cooperative». Che non hanno vita facile. Oltre alle difficoltà di gestione di questa attività con persone disagiate, dei costi per il mantenimento della Certificazione Iso (oltre 20 mila euro all’anno), la revisione ministeriale annuale, c’è la maleducazione della gente. Tanti sono infatti i danni apportati ai cassonetti per prelevare abiti, poi abbandonati esternamente con il relativo degrado ambientale, oppure inserendovi tutto ciò che non serve, in particolare da quando sono stati tolti i cassonetti della raccolta indifferenziata. Sono state numerose le persone colte sul fatto e denunciate, ma tante altre non sono mai identificate, quando sarebbe molto più semplice immettere solo il materiale corrispondente alle specifiche scritte sui contenitori: si incentiva il riciclo, si sostiene il lavoro di queste cooperative e si contribuisce all’inserimento lavorativo di fasce socialmente deboli sgravando i servizi assistenziali dei Comuni.  

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