Un opuscolo e una messa per ricordare don Benatti

Nel ventennale

Un opuscolo e una messa per ricordare don Benatti

Lo hanno ricordato con  una messa in Cattedrale (era  il minimo, per un sacerdote) e  con una pubblicazione che riproduce  un suo scritto del 1983  nel quale, in una sorta di piccola  autobiografia, lui stesso riassumeva  storia, progetto e finalità  di una delle sue realizzazioni  operate a Carpi: la fondazione  Aceg di palazzo Corso.  Moriva il 2 giugno di venti  anni fa a Torri del Benaco, don  Vincenzo Benatti, classe 1915,  uno di quei sacerdoti che interpretarono  (a modo loro, ma  al pari di don Zeno Saltini e  di tanti altri sacerdoti del secolo  scorso) la dottrina sociale  della Chiesa offrendo ai giovani  del tempo occasioni di studio,  ricreazione, di formazione  professionale e di elevazione  sociale e culturale che uno Stato,  quello liberale uscito dal Risorgimento,  quello autoritario  fascista del ventennio e quello  repubblicano del dopoguerra  non erano riusciti a creare in  Italia. 

Nato a San Martino Spino,  frazione di Mirandola, Vincenzo  Benatti entra in seminario  a Carpi nel 1927 e qui diventa  sacerdote nel 1939. Componente  del primo comitato di liberazione  nazionale nel 1945, nel  dopoguerra fonda l’Aceg (Attività  cattoliche educative gioventù)  e pone mano a grandi  progetti edilizi: il risanamento  e il restauro di palazzo Corso,  la costruzione dei cinema Corso  ed Eden, la realizzazione di  scuole di formazione professionale  a Carpi, a Milano, a Pisa  e anche in Sardegna. “Per la  realizzazione di queste opere  – scrive nel 1983 don Vincenzo  ripercorrendo per sommi capi  la sua storia – al fine di contenere  le spese, mi sono improvvisato  architetto, manovale e  maestro muratore, amministratore  e firmatario di non  so quanti milioni di cambiali  rinnovate spesso, ma onorate  sempre”. Non sempre e non tutto  andò per il meglio: “Nel 1953  – confessa don Vincenzo nel  documento pubblicato dalla  Fondazione Aceg (con una prolusione  dell’attuale presidente,  don Massimo Dotti) – sono  iniziati gli anni duri della Fondazione  e la mia salita al Calvario.  Constatata l’impossibilità  di continuare il mio apostolato  in Carpi... ho preso la via  dell’esilio volontario”. 

Nel 1985  don Benatti passa il testimone  della presidenza Aceg al suo  successore, don Nino Levratti,  recentemente scomparso. Finite  le luci e attenuatesi le ombre  che rimane oggi di don Vincenzo  Benatti? “Uno spazio da  vivere e un tempo per educare  – risponde don Massimo Dotti  nell’introduzione al piccolo  ricordo pubblicato da Aceg  per ricordare i vent’anni della  scomparsa del suo fondatore –.  E, come direbbe papa Francesco,  don Benatti è stato un sacerdote  che ha saputo prendere  l’iniziativa senza paura, andare  incontro, cercare i lontani e arrivare  agli incroci delle strade per  invitare gli esclusi”.   

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