Tra politica e diritto di famiglia

Saverio Asprea, avvocato a riposo, è fra i massimi studiosi della materia

Tra politica e diritto di famiglia

Nell’anno in cui gli scoccheranno gli 85, qualcuno dovrà pur ricordare che a Carpi vive uno dei massimi esperti del Diritto di famiglia, conoscitore come pochi di un tema nel cui studio e approfondimento ha fuso la propria formazione di legale con la passione politica e civile. Stiamo parlando di Saverio Asprea, avvocato, calabrese d’origine, ma che a Carpi ha messo le radici quasi sessant’anni fa e del quale l’editore Giuffré ha pubblicato, consecutivamente e a partire dal 2002 ben otto libri dedicati all’argomento, una vera e propria summa del sapere giuridico che abbraccia famiglie di fatto e assegnazione della casa familiare in caso di divorzio e nella convivenza, tutela dei figli nel divorzio e nella famiglia di fatto e aspetti giuridici ed economici del mantenimento e della casa coniugale. È un ambito di dottrina giuridica, va detto, che ben si attaglia alla figura di Asprea, uomo di cultura laica e progressista che in altri tempi lo ha portato a militare nel Partito socialista italiano, assumendovi anche cariche direttive, oltre a occupare rilevanti ruoli istituzionali. Una carriera, sorride oggi Asprea nel rievocarla, «…che non mi ha mai portato in tasca un centesimo e che mi allinea perfettamente con quello che il vecchio Pietro Nenni intendeva, dicendo che “…in politica bisogna entrare poveri e tornare a uscire poveri”». È nato a Locri, nel cuore della Magna Grecia, ma ha cominciato presto, Saverio Asprea, a percorrere le strade delle migrazioni, così familiari alla gente di Calabria: «Avevo 17 anni – ricorda – quando, concluso il liceo classico, ho raggiunto a Firenze i mei genitori che vi si erano stabiliti aprendovi una piccola impresa, dopo avermi lasciato al paese per occuparmi della nonna. Lì mi sono iscritto a Legge, mantenendomi con una borsa di studio. Prima ancora di terminare gli studi, ho vinto un concorso per un impiego nell’amministrazione finanziaria dello Stato e sono stato spedito in un paese, Ponte Dall’Olio, sui primi contrafforti dell’appennino di Piacenza, del quale ricordo soprattutto il senso di isolamento e la gran quantità di neve. Lì divenni vice procuratore delle tasse». Le poche distrazioni sono anche quelle che permettono al giovane Asprea di terminare gli studi e di laurearsi, fino a che, dallo sperduto villaggio sulle montagne, non transita un dirigente dell’Ispettorato delle imposte: «Capìta la situazione, mi chiese se desideravo avvicinarmi alla famiglia – riprende Asprea –.  Gli dissi ovviamente di sì, ma non immaginavo che l’avvicinamento si sarebbe tradotto nel trasferimento a Carpi. Era l’inverno del 1960 e il ricordo che ho dell’arrivo qui sono i grandi cumuli di neve in piazza Martiri che mi fecero pensare di non aver migliorato molto la mia situazione...». Da funzionario delle imposte il suo posto di lavoro diventa l’ufficio delle tasse nel Torrione degli Spagnoli, edificio da sempre visto dai Carpigiani come simbolo non fra i più gradevoli della presenza dello Stato in città, tanto più che in anni remoti aveva ospitato anche le prigioni. Nel 1970, ai tempi del pretore Giuseppe Tibis, Asprea diventa avvocato professionista, partendo dal penale e con studio in via Berengario, prima di installare sulla strada – visto che la sua attività di penalista era vista da qualche collega come concorrenziale – la targa di “studio legale tributario” dal quale prende le mosse la sua carriera di civilista. In parallelo si avvicina al Partito socialista. «Mi ha iscritto nel 1969 Aleardo Zinani – ricorda – e dovetti subito occuparmi della sede per un partito che cresceva. Da via Menotti la trasferimmo in piazza Martiri e poi in piazza Garibaldi e feci da garante per le cambiali che servirono ad acquistarla. Fra le persone che ricordo con più affetto di quegli anni c’è il maestro Alberto Grasselli che fu al mio fianco in quegli anni eroici per il partito». Comincia da lì anche il cursus honorum politico di Asprea: consigliere comunale nel 1970, presidente dell’Amministrazione provinciale dal 1975 al 1980 nonchè, dal 1978, anche assessore alle Finanze nella Giunta Cigarini (“I Comuni avevano più soldi, allora”), per finire con la carica di presidente del Consorzio smaltimento rifiuti che gli procurerà non pochi problemi, per l’accanita battaglia che gli viene scatenata contro dagli oppositori a ogni ipotesi di inceneritore a Fossoli: «È stato un episodio che mi ha molto amareggiato – sottolinea – e anche isolato dal mio stesso partito che temeva i contraccolpi elettorali della protesta. Ed è stato anche il mio ultimo incarico politico». Non il totale abbandono della politica, però: perché nel 1981 darà alle stampe “Craxi addio”, un requisitoria contro l’allora segretario del Psi che aveva escluso dal partito – oggi si direbbe rottamato – 17 personalità di grande prestigio, solo perché in disaccordo con la sua linea. Cose che si ripetono, come noto. E Asprea, proprio grazie alla pubblicazione, si guadagnerà l’etichetta di “pontiere” fra i dissidenti anti craxiani del Psi e il Partito comunista ai ferri corti con il Segretario socialista. Ma dopo avervi speso tanto della sua vita politica e professionale, come vede Asprea la Carpi di oggi? «È una città che un po’ sta morendo – risponde –. Lo si vede nell’industria e nella quantità di negozi sfitti e credo che la responsabile maggiore sia stata la delocalizzazione. È un fenomeno che va contenuto: bisogna riportare qui gli imprenditori, come mi pare un po’ stia già avvenendo. Mi dispiace poi vedere generazioni di giovani senza motivazioni ed entusiasmo, del tutto distanti dalla politica. I partiti avranno avuto i loro difetti, ma almeno dal punto di vista del coinvolgimento, della partecipazione collettiva hanno svolto una funzione importantissima».

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