Architetti dell’effimero

Letizia Artioli, di Carpi, approdata al Festival di Arte e Architettura di Venezia

Architetti dell’effimero

Con la collega polacca Olympia, ha realizzato il progetto Artzycka, volto alla sperimentazione e all'arte architettonica

Certe esperienze aprono la mente e il cuore, allargano gli orizzonti, cambiano le prospettive: lo racconta Letizia Artioli, 25 anni, carpigiana, che in un soggiorno all’estero ha trovato la sua strada, che l’ha portata ad approdare a Venezia, nell’ambito del Festival di Arte e Architettura con una speciale mostra artistica.  

 

Laureata in Architettura al Politecnico di Milano (presso la sede di Mantova), nel 2016 parte per l’Erasmus, direzione Francia, presso l’École Nationale Supérieure d’Architecture de Saint Étienne: «All’estero spingono moltissimo gli studenti a viaggiare e partecipare a progetti internazionali – spiega Artioli –. Così sono stata assegnata a un programma di progettazione e riqualificazione degli edifici, in Armenia, tramite il quale ho conosciuto Olympia Starzycka, una studentessa polacca con cui ho avviato una bellissima collaborazione. Entrambe veniamo da una dimensione provinciale che si è rivelata una delle nostre più grandi ricchezze. Il nostro background ci permette di vedere l’architettura con occhi diversi, di cogliere dettagli e punti di vista differenti rispetto a chi viene da una grande metropoli. Viaggiando, questa prospettiva si allarga e si arricchisce, si rinnova con elementi unici e particolari pur mantenendo l’attenzione sugli aspetti umani e funzionali della progettazione». 

Così quest’affinità si è trasformata in una vera  e propria collaborazione strutturata, denominata Artzycka: «È il neologismo dei due cognomi, Artioli e Starzycka – prosegue Letizia –. Con questo pseudonimo partecipiamo a concorsi internazionali ed esposizioni. Il primo è stato “Italian Fashion Hub”, un concorso per la riqualificazione del complesso del Centergross di Bologna, partito nell’estate del 2017, che ci ha portato a vincere la Gold Mention nel maggio 2018». 

 

Il loro approccio è tutt’altro che tradizionale, guardando alle nuove frontiere dell’architettura, ma soprattutto, all’efficienza e alla valorizzazione del territorio circostante: «Cerchiamo di integrare i temi che più ci stanno a cuore, creando edifici che  “parlano”, che comunicano la loro funzione e che invogliano le persone a entrare e usufruire degli spazi. Cerchiamo di non disegnare strutture fredde fine a loro stesse, ma perseguiamo un’architettura che si armonizzi al contesto in cui viene inserita e che ne valorizzi le caratteristiche anche attraverso l’impiego di installazioni e materiali insoliti». 

 

Il secondo importante progetto firmato Artzycka è quello di “Art Prison Competition”, un concorso per la progettazione del Museo d’arte contemporanea di Favignana, trasformatosi poi in qualche cosa di diverso: pur non essendo stato approvato, infatti,  il piano ha trovato consensi a Venezia, dove le due giovani hanno inaugurato mercoledì scorso a palazzo Cà Zanardi, “Artzycka Echoes”, un’esposizione promossa da Itsliquid Group, nell’ambito del Festival di Arte e Architettura, “Surfaces_Spaces”, rientrato nel circuito off della Biennale.

 

«Si tratta di un’installazione espositiva che combina scultura e architettura, spazi e superfici appunto – prosegue –. Abbiamo portato le immagini del progetto di Favignana rielaborate e abbiamo costruito un’installazione tattile tridimensionale: una composizione di materiali tessili, pilastri, sculture metalliche e immagini che ritagliano lo spazio della stanza al piano nobile di Cà Zanardi, abbracciando i visitatori in una “bolla”. Il tessuto per realizzare la composizione, molto particolare, l’ho trovato proprio nella mia Carpi: è stato un segno di come, alla fine, tutto torna. Le nostre radici non ci abbandonano mai».  

L’architettura, in questo caso, valica però i confini della funzionalità per diventare pura arte: «Parliamo di un tipo di architettura definita “effimera”, sperimentale. È un filone che sia a me che a Olympia interessa moltissimo e che ci piacerebbe continuare a sviluppare in altri progetti: speriamo che Venezia sia un trampolino di lancio».  

 

Per ora, però, le strade di Artzycka sono ancora lontane: Letizia lavora in uno studio di Milano (Studio Mygg), mentre Olympia è stabile a Cracovia (presso Baumschlager Eberle). «La nostra intenzione è quella di continuare a collaborare insieme a questi progetti e concorsi – riprende –. Lavorando in questo ambito mi sono resa conto che è ciò di cui voglio fare parte: l’architettura è parte integrante della cultura di ciascuno di noi anche se spesso si tende a dimenticarlo. Ci sono moltissimi modi di esplorare questo rapporto – conclude – e io vorrei proseguire in questo percorso: non so dove mi porterà, ma sento che è questa la mia strada».  

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