Ravenna antica ha la sua casa

Eventi - Dopo vent'anni e 22 milioni investiti la città ha aperto il proprio museo archeologico

Ravenna antica ha la sua casa

RAVENNA - Ci sono voluti vent'anni (in Italia sembra proprio che per fare qualcosa d'importante occorrano sempre tempi biblici) e sono stati necessari più di 22 milioni di euro (ce li hanno messi Ministero, Comune, Regione, Fondazione Cr Ravenna, e Comunità Europea, oltre a vari sponsor) per dare corpo a un sogno e dare vita a una grande promessa. Da dicembre Ravenna dispone di un museo archeologico del tutto nuovo, sia come spazi espositivi che come proposta di allestimento: si chiama Classis Ravenna e ha trovato una casa nell'ex zuccherificio dismesso di Classe, frazione alla periferia sud del capoluogo, località di antichissime e blasonate frequentazioni, già nota in tutto il mondo per gli impareggiabili mosaici bizantini della basilica di Sant'Apollinare e per le vestigia del porto imperiale militare voluto qui da Cesare Augusto nel culmine della potenza di Roma sul mondo allora conosciuto. 

"Un punto di arrivo e un punto di partenza", hanno sottolineato nell'inaugurare il maestoso edificio industriale restaurato alla bisogna, il trentatreenne sindaco di Ravenna Michele de Pascale e il più sperimentato Giuseppe Sassatelli, presidente della Fondazione RavennAntica, motore della nuova struttura culturale. D'altra parte, a ben guardare le cose, sia Classe che Ravenna sono stati da sempre punti di arrivo e punti di partenza, importante spazio di commercio e di navigazione, sin dalle epoche più remote. Lo testimoniano i reperti archeologici che, seguendo un lungo filo rosso, nel museo partono dall'epoca unbro-estrusca prima di arrivare a quella romana, con il suo porto della flotta militare per l'Oriente, per passare all'epoca della Ravenna capitale dell'Impero d'Occidente e poi la Ravenna bizantina dei mosaici "splendidissimi", quella dei Goti e di Teodorico, per arrivare a quella di Dante di cui, nel 2021 la città di appresta già oggi (visti i tempi medi, meglio mettere le mani avanti) a celebrare i 700 anni della morte, avvenuta proprio qui. E a ben guardar le cose, appunto, è da Classe che un tale Ponzio Pilato prese le mosse su una nave della flotta ("Classis" in latino) per il suo viaggio verso la Palestina e verso la storia, finendo per lavarsi le mani del sangue di Gesù Cristo un giorno, poco prima di Pasqua, poco meno di duemila anni or sono. Punto di arrivo e di partenza anche per la grande operazione di archeologia industriale di cui in Italia (lo ha sottolineato proprio il sindaco di Ravenna) si riempiono le fosse di ponderosi studi mentre le concrete realizzazioni sono veramente poche. Qui, nell'ex zuccherificio, costruito alla fine dell'ottocento e dismesso e andato in rovina alla fine del novecento, ci saranno laboratori di restauro (con la scuola di mosaico ravennate), verranno organizzati convegni di studio e sono previsti spazi anche per le pubbliche istituzioni di quartiere e della città. Classis Ravenna - nelle intenzioni di chi lo pensò vent'anni or sono e di coloro che nei giorni scorsi lo hanno inaugurato - sarà il cuore di un vasto complesso museale-storico-archeologico e ambientale, un parco che si estenderà a nord sino ad abbracciare tutta l'area archeologica dell'antico porto imperiale di Classe (in parte già riportato alla luce ma ancora ricco di tesori da scoprire), che comprende sin da ora l'area della basilica di Sant'Apollinare in Classe, meta turistica già affermata, e che rinvierà, con i suoi selezionati reperti archeologici ai monumenti ed ai musei della città di Ravenna con continui rimandi testuali ed illustrativi.

Un museo, Classis Ravenna, anche un poco "Hollywoodiano" a giudicare dalla scenografica scalinata che ne caratterizza la facciata, arricchita da una cascata a mosaico che scende dall'alto. All'ingresso, il visitatore si vedrà sovrastare da un particolare ingigantito di un mosaico ravennate raffigurante navi con le vele gonfie di vento. Nel salone principale lungo come la navata di una chiesa monumentale, la scansione del tempo viene ripercorsa attraverso grandi pannelli illustrativi, video interattivi, modelli tridimensionali che inframmezzano i veri e propri reperti archegologici; mosaici pavimentali (che rinviano a quelli scoperti in varie domus di Ravenna), statue monumentali e gioielli del primo secolo dell'era cristiana, sarcofagi romani e protocristiani, oggetti di uso comune, preziosi e non, rinvenuti negli scavi più recenti come il "tesoro di Classe", sette cucchiai e una coppa d'argento con tracce di doratura messi probabilmente in salvo da una ricca famiglia romana davanti alle devastazioni barbariche e rinvenuta nei pressi dell'antico porto, in una buca. E tutto intorno a questi tesori ritrovati, un giardino e un parco pubblico che deve ancora maturare ma che diventerà un polmone verde a quattro passi dalla città di Ravenna, sull'antica linea di spiaggia di Classe che oggi, ironia della storia, si trova ormai a una decina di chilometri dall'Adriatico che ne ha visto il battesimo e la fine.

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