Patto per l'export: nuove prospettive dal fondo della legge 394 del 1981

Patto per l'export: nuove prospettive dal fondo della legge 394 del 1981

Nel giugno scorso, è stato presentato dal Ministero degli Esteri, insieme ai ministeri competenti, alle associazioni di categoria e alle camere di commercio, il Patto per l'Export, che contempla molte idee e finanziamenti per le imprese e per gli organi statali di riferimento. Se ne discute tra addetti ai lavori, per capire meglio, in attesa dei vari decreti attuativi, come procedere soprattutto per il rilancio del fondo Legge 394/81, che ha un nuovo e cospicuo fondo per le aziende esportatrici, allargando la platea – tramite la Simest – a più aziende che ne potranno usufruire. Questa nuova disponibilità di soldi, in parte a fondo perduto, messi dal governo sarà molto interessante per tutte le aziende, nei vari settori, che vogliono avvicinarsi ai mercati extra UE (anche se si sta discutendo di allargare anche agli export UE), con una modalità semplificata e notevolmente velocizzata, offrendo la possibilità in breve tempo di avere fondi per apertura di aziende, showroom, magazzini, fiere e manifestazioni varie direttamente all'estero con progetti e idee chiare, per poter iniziare un percorso nei mercati individuati. Inoltre c'è la possibilità di aver pagato, tramite il fondo, un temporary export manager, il quale potrà guidare le imprese nello sviluppo del progetto nel Paese di riferimento, senza che l'azienda aggiunga costi di consulenza o di personale. Questo nuovo rilancio del fondo 394/81, è una ottima opportunità per le aziende che potranno decidere dove posizionarsi per il loro futuro, affrontando mercati che probabilmente si ritenevano costosi, sia per le distanze che per costi ritenuti non possibili al momento, oltre a poter partecipare a fiere con una immagine più importante dovuta all'aiuto del fondo.

Nel Patto per l'export, si parla di rafforzamento del Made in Italy, sia come protezione del prodotto italiano sia come diffusione nei vari Paesi, oltre a salvaguardare le aziende dalla contraffazione dei prodotti italiani. Questo implicherà maggior coinvolgimento dei vari "uffici" riconducibili al ministro quali Ice, la quale dovrà aumentare (ci saranno stanziamenti ad hoc) la comunicazione nei vari Paesi di tutta la produzione italiana, e possibilmente non circoscritta solamente al settore agro-alimentare, ma aperta a tutto ciò che fa filiera in Italia. La base dell'idea del ministero, è quella oramai nota in Italia: digitalizzazione, innovazione, green e quant'altro. Oltre ad Ice (con supporto di Simest e Sace), avranno un ruolo importante anche le camere di commercio italiane all'estero, oltre alle varie associazioni di industrie già presenti ovunque. Saranno importanti anche le associazioni artigianali che dovranno, nei confronti dei Paesi extra UE, fare un salto di qualità per poter portare l'eccellenza italiana che in quelle associazioni si annida. Si confida anche che gli uffici governativi italiani si attrezzino con personale o con consulenti informati e preparati, perché nei prossimi anni sarà una lunga, delicata battaglia per poter essere presenti in tutti mercati del mondo e la preparazione e la struttura dei nostri Paesi concorrenti è avanti di qualche anno.

 

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