In quattordici chilometri di faldoni, la carta d'identità dei Carpigiani

Una visita all'Archivio di Carpi

In quattordici chilometri di faldoni, la carta d'identità dei Carpigiani

Sono quasi quattordici chilometri di storia, della storia più intima della città. Quattordici chilometri di filze, faldoni, registri e fascicoli, documenti che, ben allineati e ordinati fra di loro, parlano di Carpi, dei Carpigiani nei secoli, delle loro vicende economiche e di vita, di nascite e di morti, delle famiglie che sono state, delle case che hanno abitato, degli edifici pubblici e delle strade, della Carpi che era in passato e di quella che è oggi, una stratificazione più che millenaria di vissuto che ha lasciato traccia in milioni e milioni di documenti raccolti negli Archivi del Comune di Carpi, un insieme unico e al tempo stesso molteplice di memorie che trova il suo spazio principale nei piani alti dell’antica rocca matildica del castello, sul lato sud-est di palazzo Pio. Un luogo per certi aspetti ancora tutto da esplorare per i Carpigiani anche se ogni anno almeno una ventina di studiosi si alternano nelle sue sale per cercare date, nomi e documenti utili per le loro ricerche storiche, topografiche o familiari.

 

 Ci fa da cicerone, in una visita esplorativa in questa montagna di carte diligentemente ordinate, Eleonora Zanasi, che nel 2016 ha raccolto il testimone della direzione degli Archivi. «Un importante istituto culturale – sottolinea Davide Dalle Ave, assessore alla Cultura del Comune di Carpi – che si affianca a pieno titolo agli altri che dipendono dal mio assessorato: i Musei di Palazzo Pio, la biblioteca multimediale Loria e altri ancora. Qui è raccolta la memoria della città». «Una memoria – come spiega Eleonora Zanasi – che prende le mosse dalla metà del Tredicesimo secolo con la serie dei documenti dell’archivio notarile la quale raccoglie gli atti dei notai della città fino agli anni Settanta del secolo scorso. Quello carpigiano è uno dei pochi archivi notarili che non è stato riversato negli Archivi di Stato e che pertanto, rimanendo a Carpi, è di particolare importanza: è tutelato da parte della Sovrintendenza ai Beni archivistici regionale. Purtroppo, come è noto, le più antiche carte della Comunità di Carpi andarono in parte distrutte durante l’incendio provocato nel Torrione degli Spagnoli nel 1523, quando Leonello Pio riconquistò Carpi occupata dalla truppe imperiali ». Le più antiche “filze” degli atti notarili sono conservate nella “sala dei Cimieri”, l’unica sala ancora parzialmente affrescata (con bellissimi elmi di armature da giostra, carichi di piume e di ornamenti) di questa ala del palazzo dei Pio. «Si chiamano “filze” – chiarisce Zanasi – perché i notai infilzavano con ago e corda i fogli degli atti notarili al centro, uno sopra l’altro, raccogliendoli in pacchi che erano quindi legati e archiviati periodo per periodo. Sono consultabili fino al 1919, cento anni indietro, secondo le attuali norme di legge e per rispetto della privacy dei parenti ancora viventi». 

 

Naturalmente l’Archivio storico della città di Carpi conserva anche documenti più antichi (per esempio gli Statuti della Comunità), pervenuti per diverse vie e conservati oggi nei suoi scaffali blindati e nei suoi armadi: «Oltre all’archivio degli atti della Comunità di Carpi e poi del Comune – chiarisce Eleonora Zanasi – sono confluiti qui diversi altri archivi di grande importanza: quello di don Paolo Guaitoli, lo storico di Carpi che nell’Ottocento raccolse e copiò tantissimi documenti carpigiani, quello del ramo della famiglia Pio di Savoia che non seguì le sorti del principe Alberto, morto in esilio a Parigi, quello della nobile famiglia Grillenzoni e, per venire più vicino a noi nel tempo, quello che raccoglie i documenti dell’ex campo di concentramento di Fossoli e quello raccolto dalla famiglia di Odoardo Focherini che contiene le sue lettere dal carcere e tanti altri documenti che testimoniano la sua vita e la sua opera. Infine, anche l’archivio “nuovo” che è quello che raccoglie i documenti e gli studi della cessata Commissione di Storia Patria». L’archivio però non è un “cimitero di documenti”: recentemente una parte dei documenti più antichi sono stati digitalizzati e messi in rete a disposizione degli studiosi (si tratta del cosiddetto “Progetto ‘300”) e, al piano terra dell’archivio sono state predisposte due moderne sale di consultazione che ospitano la biblioteca dell’archivio storico (con circa 5 mila volumi) e quella della sezione etnografica. «Nella sala dei Cimieri – aggiunge la nostra guida – possiamo ospitare piccole conferenze ed incontri culturali grazie ai 35 posti a sedere di cui disponiamo». Dai materiali contenuti nell’archivio storico, infine, vengono periodicamente tratti i documenti, le fotografie e i bandi che formano la base delle mostre organizzate dall’istituzione che continuano a suscitare grande curiosità fra i Carpigiani alla ricerca delle proprie radici.  

 

395 visualizzazioni