San Francesco: il mistero del preventivo esagerato e dei fondi confusi

San Francesco: il mistero del preventivo esagerato e dei fondi confusi

Storia lunga e, per quanto si sa, ancora lontana dall’essere risolta, quella del restauro di un’altra chiesa molto amata dai Carpigiani: quella di San Francesco d’Assisi in via Trento Trieste. L’edificio, che nella sua storia pluricentenaria è stato oggetto di numerosi ed ampi rimaneggiamenti (e per molti anni nel corso dell’Ottocento è stato anche chiuso al culto e adibito ad altre funzioni meno nobili), è chiuso dal giorno del sima del 2012 e non si sa quando (e se) verrà riaperto. L’allora parroco, don Roberto Bianchini, nel frattempo scomparso nel luglio del 2018, aveva incaricato lo studio dell’ingegner Marc’Aurelio Santi di predisporre un progetto per la messa in sicurezza della chiesa di San Francesco in modo da poterla riaprire subito dopo il terremoto: «Predisposi un progetto – ricorda il professionista – per mettere in sicurezza la parte absidale della chiesa, quella seriamente lesionata dal terremoto, in modo da poterne utilizzare eventualmente la metà anteriore per le funzioni religiose. Poi anche un secondo progetto, più complessivo, per il consolidamento e il restauro di tutta la chiesa, con un costo preventivato intorno ai 2,4 milioni di euro. Il progetto venne presentato da don Bianchini in Curia vescovile ma poi venne accantonato». 

Nel frattempo, negli elenchi delle opere provvisionali da finanziare con i fondi della ricostruzione, la Regione Emilia Romagna incluse anche San Francesco, ma con una previsione di spesa lievitata a oltre 4,5 milioni di euro: non si sa, a distanza di otto anni, chi abbia quantificato in questo modo l’intervento visto che il progetto carpigiano comportava una spesa della metà. Una cosa analoga era successa con il terremoto del 1996: a fronte di una previsione di costi stimati in un primo tempo in oltre un miliardo e cento milioni di vecchie lire, ci si era tolti d’impaccio con una spesa complessiva di poco più di duecento milioni. Tornando all’ultimo sisma, sta di fatto che l’ente ecclesiastico, nel timore di dover bandire un’asta a livello europeo sulla base della prima stima, fece slittare in fondo all’elenco delle cose da fare San Francesco, salvo poi proporre un progetto alla Sovrintendenza per 2,3 milioni di euro, progetto ancora giacente a Bologna in attesa di essere approvato. 

C’è chi sostiene che nelle intenzioni del vescovo Cavina ci fosse il piano di ridurre il numero delle parrocchie nel centro storico di Carpi, sopprimendo quella di San Francesco, mantenendo la chiesa restaurata solo quale auditorium diocesano, ma i progetti del Vescovo, nel frattempo diventato ormai emerito, se erano tali, tali sono rimasti e non hanno poi trovato una formalizzazione ufficiale. Altro “giallo” resta quello della somma raccolta da don Bianchini per dare corpo alle sue intenzioni di rapido restauro della chiesa: si parla di 60 mila euro. Sarebbero stati versati nelle casse della Diocesi e qui si sarebbero “confusi” (il condizionale è d’obbligo) con gli altri fondi per la ricostruzione con buona pace dei parrocchiani di San Francesco che li avevano volentieri donati per la loro chiesa.

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