Passo dopo passo sul sentiero del discepolo

Viaggi - Un gruppo di giovani carpigiani in Terrasanta

Passo dopo passo sul sentiero del discepolo

Evocativo viaggio in Terrasanta per un gruppo di giovani carpigiani. Volentieri ospitiamo le impressioni e il reportage di uno di loro al ritorno da un indimenticabile viaggio nella storia e nello spirito.

Di Alessandro Cattini

GERUSALEMME - Oggi seguire qualcuno può essere un’operazione facile e veloce. Basta prendere un aereo per inseguire un sogno, un amore o un ideale fino in capo al mondo; oppure toccare follow su uno schermo, per non perdersi una sola parola delle persone che più apprezziamo. Ma il camminare lento, che passo dopo passo solca le valli, sormonta i colli e oltrepassa i deserti è ancora il modo più coinvolgente e sincero di seguire qualcuno. Ce ne siamo resi conto quando, nel mese di Agosto, ritrovandoci insieme – diciotto tra capi Scout e giovani di Azione Cattolica, accompagnati da don Luca Baraldi – abbiamo trascorso una settimana fra le strade e i sentieri della Galilea, della Samaria e della Giudea. 

«Il sentiero del discepolo», ideato dal Patriarcato Latino di Gerusalemme, è un itinerario spirituale che si propone di toccare tutti i punti salienti del viaggio di Gesù dalla Galilea alla città santa, secondo quanto riportato nel Vangelo di Luca. Noi, con lo zaino in spalla e nel cuore il desiderio di scoprire sempre meglio che cosa significa essere discepoli, siamo partiti da Nazaret, e dopo un giorno trascorso tra i resti del villaggio di Cafarnao, Tabgha e il monte delle Beatitudini abbiamo lasciato le sponde del lago di Tiberiade per dirigerci verso sud. Una volta oltrepassato il confine tra i territori di Israele e quelli della Cisgiordania ci siamo fermati a Zababdeh, un villaggio arabo dove alcune famiglie cristiane ci hanno ospitato per la notte, offrendoci montagne di cibo, raccontandoci della convivenza tra cristiani e musulmani e, in qualche caso fortunato, invitandoci a unirci alla gioia di un matrimonio appena celebrato nella parrocchia locale. Nei giorni seguenti il cammino si è fatto più faticoso, ma Nedal, la nostra esperta guida araba, ci ha aiutato a proseguire sempre con coraggio. Nella tappa tra Zababdeh a Sebastia i brulli pendii del territorio Palestinese ci hanno aiutato a comprendere meglio la preghiera del salmista (Sal 90): «Sulle loro mani ti porteranno, perché non inciampi nella pietra il tuo piede». Nel deserto di Giuda invece, tra Taybeh e Gerico, i kilometri percorsi al caldo e nell’arsura ci hanno spinto a meditare su un Gesù che si affida a Dio Padre in ogni circostanza. Risalendo il canyon desertico del Wadi Qelt sulle tracce di un vecchio acquedotto romano, infine, camminando tra piccole sorgenti e villaggi beduini, ci siamo diretti verso Gerusalemme. Il Santo Sepolcro e la Grotta della Natività di Betlemme sono stati due degli ultimi luoghi in cui abbiamo sostato in preghiera. Forse anche per questo, voltandoci indietro e ripercorrendo il nostro cammino, ci siamo resi conto con ancor maggiore intensità che la fine della vita terrena di Gesù altro non è che una nuova nascita e un nuovo inizio. Così, accogliendo l’invito del Risorto, siamo ritornati con la voglia di incontrarlo di nuovo qui, a Carpi, nella Galilea delle nostre vite, per continuare a camminare come discepoli sul sentiero che lui ha pensato per noi. 

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