Il turismo dopo Covid, non troppo lontano né troppo caro - 7

A Canossa, pietre e alberi che parlano di storia

Da quando, più di mille anni fa, l’imperatore Enrico IV fu scomunicato e, pur di essere perdonato, accettò l’invito della grancontessa Matilde di andare a Canossa per incontrare il Papa, quest’espressione ha acquisito un significato negativo e viene usata per descrivere un’esperienza umiliante. Eppure vi assicuro che, seguendo il mio itinerario, vivrete un’esperienza davvero entusiasmante.

MA CHE BEL CASTELLO Se tanti conoscono, almeno per sentito dire, il castello di Canossa, di cui peraltro restano soltanto le rovine, pochi sanno di quello di Rossena, che salendo da Ciano d’Enza lo precede di qualche chilometro e, invece, è ancora perfettamente integro e visitabile (con guida). Questo fiabesco maniero medioevale, circondato dal borgo, è visitabile nei weekend e dal suo terrazzo. Da oltre 400 metri d’altezza si gode un meraviglioso panorama sui colli circostanti (nelle giornate più terse si intravede persino il Monte Rosa). Prenotando, poi, è possibile trascorrere la notte (a prezzi abbordabilissimi) nell’ostello ricavato al suo interno: e sperimentare, così, l’atmosfera incantata del crepuscolo. LA TORRE SULLA RUPE Proprio di fronte al castello, vertiginosamente aggrappata ad una imponente roccia ofiolitica, svetta la leggendaria torre di avvistamento della Rossenella (anch’essa visitabile con guida), risalente al XII secolo e facilmente raggiungibile dal parcheggio dopo una breve salita: siamo all’interno della Riserva Naturale della Rupe di Campotrera, una montagna di lava formatasi milioni di anni fa, in seguito all’eruzione di un vulcano sottomarino. Se non ci credete, potete (ma con grande prudenza) sporgervi dalla sommità della rupe e osservare la vegetazione, del tutto anomala, a queste latitudini: col fico d’India che si alterna ad incredibili piante grasse tipiche dei fondali marini; oppure, se avete voglia di camminare, seguite il percorso Rio della Fornace, che costeggia l’ofiolite, per vedere coi vostri occhi i bizzarri cuscini lavici sulle pareti rocciose. Se invece siete pigri, tornate sulla strada principale: 150 metri prima della torre, in direzione Canossa e in corrispondenza a un cartello con effigiata la sagoma di Matilde, si imbocca un brevissimo sentiero che porta ai piedi di un impressionante anfiteatro ofiolitico, con una grande fessura da cui, sovente, escono strigidi. LA ROVERELLA DI CEREZZOLA – Scendendo da Rossena verso Ciano d’Enza, basta proseguire sulla SP 513R per un paio di chilometri in direzione Castelnuovo Monti (cioè sud) e si arriva nell’antico borgo di Cerezzola, dove si cela una delle roverelle più belle della provincia. La pianta, che supera abbondantemente i 4 metri di circonferenza, campeggia nel cortile di un’abitazione sulla destra della strada (proprio di fronte al Bar la Rambla) e la sua opulenta chioma occupa l’intera area cortiliva. Il giardino è arricchito da una serie di vecchie piante da frutto, tra cui spicca un raro esemplare di Pero spina Carpi, varietà antica autunnale ancora coltivata sulle colline veronesi. Come dico sempre, i grandi alberi portano in grandissimi posti: a pochi metri dai nostri giganti arborei, infatti, sorge l’oratorio della Maddalena, risalente al secolo XI e decorato con affreschi quattrocenteschi, dove ogni anno si celebra l’antico rituale della benedizione delle acque.

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