Alla riscoperta del silenzio

Rino FIlippin, verso il Santuario di Picciano

Alla riscoperta del silenzio

di Rino Filippin

GRAVINA IN PUGLIA (BARI) 

Camminare immersi in un territorio che ricorda le foto di Franco Fontana, alzare gli occhi al cielo e vedere i quadri di Magritte, salire i gradini e ritrovarsi sulla “Scala infinita” di Penrose. E alla fine, dopo 28 incredibili chilometri percorsi a piedi, si scopre il bellissimo silenzio del Santuario di Picciano. 

Non è un’impresa difficile: basta lasciare a casa auto, camper e fretta. D’altra parte, non può essere diversamente visto che si tratta di una porzione del Cammino Materano che i pellegrini percorrevano già mille anni fa da Bari a Matera.

Abbiamo scelto il tratto meno “inflazionato” e più lungo: da Gravina al Santuario in cui vivono otto monaci benedettini. A Gravina in Puglia, che ricorda un po’ Matera ma che ha nelle sue stradine un numero infinitamente minore di turisti, si trova tra l’altro l’eccezionale chiesa rupestre di San Michele: per secoli i pellegrini sono arrivati da Mont Saint-Michel in Francia per pregare in questa enorme cavità scavata dall’uomo che si affaccia sul “canyon” pieno di grotte preistoriche.

 

Lunedì 3 settembre scorso, zaino in spalla e due litri d’acqua di scorta a testa, alle 7,30 abbiamo attraversato lo scenografico ponte del Settecento che collega le due sponde del burrone, poi via in salita verso la chiesa di Madonna della Stella.

Dall’alto Gravina offre uno spettacolo di rara bellezza; marciando sul sentiero si arriva alla collina di Botromagno, luogo del primo insediamento umano in epoca neolitica nell’area di Gravina. Iniziata la discesa si scopre agli occhi l’Alta Murgia, bellissima e “ambientalista” con le sue mega pale eoliche che producono energia pulita grazie al vento che soffia costantemente (altro che gli impianti- bruciatori a biomassa che qualcuno vorrebbe realizzare in Appennino...).

 

Nella zona poi in cui si attraversa (in sicurezza), la strada statale dispiace constatare l’abbandono di rifiuti, nonostante i cartelli di divieto. Il tema fa arrabbiare anche la Chiesa locale: alla messa serale di domenica 2 settembre nella Cattedrale di Gravina l’omelia del parroco è stata molto severa: “Qui si fa la raccolta differenziata, ma nelle strade di periferia si vedono rifiuti abbandonati: non si capisce se questo accada per stupidità umana o per qualche assurda contrapposizione...”.

Dopo avere macinato altri chilometri tra uliveti e dolci colline, ci si trova davanti a un disastro ambientale: il bosco Difesa Grande, vastissima area protetta in Puglia, è carbonizzato. Un camminatore locale (l’unico incontrato sul percorso), ci spiega che è stato un incendio doloso lo scorso anno a ridurlo in quelle condizioni.

E nel 2012 ancora fiamme che hanno mandato in fumo duemila ettari di macchia mediterranea e pineta. Che tristezza... Lasciata alle spalle questa area si entra in un paesaggio lunare, la Fossa Bradanica: colline alluvionali e argillose a perdita d’occhio. La bellezza è davvero tanta e le sensazioni che si provano sono strane.

Si sente il desiderio di protrarre a lungo l’emozione che dà la solitudine in un’area in cui a vista d’occhio non c’è una casa né un essere umano. Infine arriva la salita di cinque chilometri verso il Santuario di Picciano: l’ultimo tratto è davvero duro a livello fisico. Tendini e muscoli sono molto provati e l’arrivo sul sagrato della chiesa, accolti dal monaco che ci accompagna nella nostra stanza, è una specie di benedizione che si aggiunge a quella “vera” impartitaci dal religioso prima di una cena in un silenzio irreale e a base di caciotta, vino rosso e bruschette.

La domanda che sorge spontanea in quel momento è: e se restassimo nel Santuario qualche mese?

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