Prove per una città europea

Il convegno

Prove per una città europea

Evento a conclusione di un corso riservato ai tecnici comunali sulla rigenerazione di una città media emiliana. La scelta è caduta su Carpi. Coordinato da Dario Costi, della facoltà di architettura di Parma

Compiacimento misto a sorpresa nello scoprire quante cose ci sarebbero da fare per rendere Carpi una città davvero europea, ma anche tanto scetticismo circa la possibilità di vederle effettivamente attuate. Questi gli stati d’animo che si coglievano alla fine del convegno “Ricucire la città contemporanea: prefigurazioni e scenari urbani per Carpi” che ha concluso qualche giorno fa il corso di formazione “Valore PA” articolato in una decina di incontri, durato quattro mesi, finanziato dall’Inps e dalla School of Management dell’Università Lum per delineare “...uno strumento progettuale strategico per la rigenerazione urbana della città media emiliana”. Poiché per la città media in questione il corso aveva scelto come tema “Scenari e indirizzi per Carpi”, si deve all’associazione Carpi Urban Center, fondata nel febbraio 2018 per sostenere la causa di un’urbanistica partecipata dai cittadini, l’aver creato le condizioni perché l’evento conclusivo del corso si tenesse proprio a Carpi, anziché alla Facoltà di Architettura di Parma che ha ospitato le lezioni di questi mesi. A contenere lo scetticismo di qualcuno, potrebbe servire la constatazione che il ciclo di incontri non era rivolto a studenti, bensì a una dozzina di tecnici che, lavorando già negli uffici dell’urbanistica dei rispettivi comuni, dovrebbero averne ricavato stimoli per allargare gli orizzonti. E magari per resistere alle soluzioni “al ribasso” alle quali inclinano spesso gli amministratori. 

Fra loro, c’erano tre tecnici delle Terre d’Argine – gli architetti Nadia Zinnai, di Carpi, Mara Pivetti, per Novi, e Salvatore Falbo, per Campogalliano – e fino a ieri alla guida di Carpi Urban Center c’era Riccardo Righi, anche lui architetto, delegato dal sindaco Alberto Bellelli a guidare l’Urbanistica per il prossimo quinquennio. Proprio il Sindaco ha aperto l’incontro, mentre gli onori di casa a nome di Carpi Urban center li ha fatti Maurizio Marinelli. Per l’Ordine degli architetti della provincia è intervenuta Anna Allesina, che ha sottolineato la centralità del tema della rigenerazione e della ricucitura urbana, proponendo inoltre la formula del “concorso di progettazione” come garanzia di qualità e percorso che permetta di emergere anche ai giovani architetti, senza dover sottostare al primato dei curriculum. Fra gli altri relatori dell’incontro, Emanuela Storchi, della Soprintendenza archeologica Belle Arti e Paesaggio di Bologna, Modena, Reggio Emilia e Ferrara è intervenuta sulla relazione del direttore scientifico del corso, Dario Costi, per sottolineare lo scarso rilievo assegnato a suo parere, fra gli “scenari e indirizzi per Carpi”, alla valorizzazione culturale della monumentalità rinascimentale, mentre Enrico Guaitoli Panini, di Legambiente, ha richiamato la priorità assegnata anche dalla nuova legge urbanistica regionale ai “cunei verdi” e alle “ricuciture” quali elementi per ricompattare il tessuto urbano e connetterlo con il territorio rurale.

 CORRIDOI E RICUCITURE IN UNA CARPI SOSTENIBILE 

Cunei verdi e ricuciture, appunto. È bastato, a Dario Costi, che si è avvalso anche delle testimonianze dei corsisti Davide Pisciotta, Nadia Zinnai e Mara Pivetti, proiettare l’immagine del territorio comunale in negativo (in bianco i pieni del costruito e in nero i vuoti del non edificato), per dimostrare come sia possibile, anche a Carpi, dare origine a un sistema “lento”, nel senso di ciclopedonale, di relazioni urbane, collegando fra loro luoghi in grado di generare sequenze e indotto, fino a riorganizzare interi pezzi di città. Il progetto urbano strategico per Carpi è risultato dunque l’effetto di sette sistemi, ciascuno comprendente diverse azioni che, messe in fila, creerebbero un insieme ininterrotto di vuoti, da non occupare proprio per garantire l’effetto di tanti approdi raggiungibili non in auto. Questi sistemi sono stati individuati nel parco Lama; nell’attraversamento del centro storico; nell’anello verde che congiungerebbe parco della Cappuccina, area sportiva e parco delle Rimembranze; nel parco lineare lungo la ferrovia a nord; nel sistema ruotante intorno al Canale dei Mulini; in quello della grande mobilità e dei parcheggi, questi ultimi indicati anche come soluzioni sotterranee, per esempio a San Rocco o a porta Modena. Tutto si potrà dire (e obiettare) su questo “metaprogetto” di ricucitura che permetterebbe, ha sottolineato Costi, di accantonare una volta per tutte i percorsi protetti e di attraversare invece la città in “mobilità lenta” senza soluzione di continuità, meno che non abbia riscoperto due connotati importanti quanto dimenticati del paesaggio urbano di Carpi. Il primo è dato dalle mura che diventano protagoniste delle otto soluzioni di rigenerazione pensate per il centro storico. La loro “riemersione”, affidata a scavi verdi per riportarne alla luce le fondamenta in corrispondenza soprattutto delle porte, scandisce anche percorsi interni che metterebbero in collegamento, per esempio, il parco Lama con l’area ex cantina, corso Fanti con il parco delle Rimembranze; la piazza con il parco della Cappuccina. La seconda “riscoperta” che va riconosciuta allo studio è quella del Canale dei Mulini, come appendice urbana di un vasto e complesso sistema idrografico dal grande valore turistico e paesaggistico e che giustifica la definizione di Terre d’Argine assegnata a questo lembo di pianura padana. Nel territorio rurale il sistema richiama le risaie e le zone umide, l’oasi La Francesa e la corte Ranara, Ma in città esso diventa il canale che attivava mulini tuttora esistenti e che darebbe piena legittimità a una memoria dell’acqua perfino in piazza Martiri, visto che una sua ramificazione era il fossato del Castello. Nell’insieme, la città ricucita e rigenerata attraverso i suoi spazi vuoti a creare corridoi verdi delineata dal progetto del corso coordinato dal professor Costi non voleva essere nulla di più di un insieme di suggestioni, peraltro legittimate da un’analisi dei luoghi e delle dinamiche. Ma sono suggestioni delle quali chiunque verrà incaricato del futuro piano urbanistico generale di Carpi non potrà non tener conto. 

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