Ecco le motivazioni del Coni sull'esclusione del Carpi dalla Serie C
Al Tar per il Carpi si prospetta una montagna altissima da scalare. Sempre che la Figc decida di aspettare ancora...
A quattro giorni dalla sentenza che ha confermato l’esclusione del Carpi dal campionato di Serie C, il Collegio di Garanzia del Coni ha comunicato oggi anche le motivazioni che l’hanno portato a confermare quanto già deciso dalla Figc su indicazioni della Covisoc.
Come risaputo, al Carpi sono state contestate irregolarità nella forma e nei tempi dei pagamenti Inps e Irpef. A quanto si legge nel dispositivo del Coni, in riferimento ai versamenti Irpef sugli stipendi da settembre a febbraio, il Carpi avrebbe proceduto ad effettuare pagamenti con un piano su base volontaria e secondo le proprie disponibilità finanziarie, sostenendo di non avere potuto stabilire un piano concordato di rateizzazione con l’Agenzia dell’Entrate e di avere quindi utilizzato il cosìddetto ravvedimento operoso. Per quanto riguarda, invece, i mancati versamenti Irpef relativi all’anno 2020, il Carpi ha sostenuto di non potere ancora richiedere una rateizzazione formale per l’impossibilità, da parte dell’Agenzia delle entrate, di quantificare il debito dovuto. A propria difesa, la società biancorossa porta la Legge dello Stato 178/2020 che prevede la possibilità - recepita dal Comunicato ufficiale 156/A della Figc - di rateizzare i contributi di gennaio e febbraio fino a un massimo di ventiquattro rate mensili, con il versamento della prima rata entro il 30 maggio 2021. Tutte soluzioni che il Coni respinge adducendo che il club non ha rispettato l'ordinamento previsto del ravvedimento operoso e di conseguenza il termine perentorio del 28 giugno – entro il quale ha pagato solo due delle rate dovute (ottobre e novembre 2020) – e presentato un piano di rateazione autonomamente concepito e senza autorizzazione nè accordo con l’Agenzia delle Entrate. Per il Coni, “se si considerasse un soggetto in regola con le imposte sul solo presupposto che ha posto in essere una rateazione spontanea, tutte le società di calcio professionistiche avrebbero potuto non assolvere il pagamento dei tributi e ottenere comunque l’ammissione al campionato in ragione di una rateazione spontanea e non autorizzata dal relativo ente”.
Per quanto riguarda i contributi previdenziali di gennaio, febbraio e marzo 2021 dei suoi dipendenti, il Carpi ha - come noto sin dai verbali della Covisoc - sì un accordo con l’Inps, ma datato 30 giugno, ovvero due giorni dopo la scadenza dei termini federali per le iscrizioni al campionato. Nel suo ricorso al Coni, l’avvocato Grassani ha sostenuto la tesi che la trattativa con l’ente previdenziale si sia nei fatti aperta e e conclusa il 23 giugno, quando il Carpi ha presentato una prima domanda di pagamento dilazionato che l’Inps ha respinto il 24. Secondo il Carpi e i suoi legali, quello ottenuto il 30 giugno sarebbe un accordo perfezionato "a formazione progressiva”, ovvero giunto a conclusione di quanto proposto il 23 giugno. Per il Coni però, la lettera con cui l’Inps rigetta formalmente il 24 la domanda di rateizzazione del Carpi non può essere considerata come un accordo già raggiunto nei suoi elementi essenziali il 23 e poi soltanto completatosi il 30 giugno.
L’avvocato Grassani ha inoltre riportato le difficoltà della società ad interpretare e coordinare la normativa dello Stato con quella sportiva, evidenziando la buona fede e il fatto che l'esclusione dal campionato sia una misura eccessiva rispetto agli errori commessi. Una prospettiva che anche il Coni, dopo Covisoc e Figc, però respinge in quanto l’ammissione ai campionati e le relative dead-line non prevedono deroghe alle singole società che andrebbero contro la par-condicio tra i club aspiranti all’iscrizione. “In conclusione - recita il dispositivo del Coni - ammettere alla competizione chi non ha rispettato i termini normativamente prescritti lederebbe la posizione di altro sodalizio calcistico che si è attenuto scrupolosamente alle disposizioni dettate”. Posizione, quest’ultima, sostenuta da precedenti sentenze del Collegio di Garanzia del Coni del 2018, 2017 e 2016, nonché dal Consiglio di Stato del 2014.
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Al Tar, per il Carpi si prospetta insomma una montagna altissima da scalare. Con una variabile che non si può escludere completamente: il presidente Gravina e i presidenti delle componenti (ovvero le leghe) sono stati incaricati dal Consiglio Federale di gestire in autonomia la questione esclusioni-ripescaggi e, dopo aver letto le motivazioni delle sentenze del Collegio di Garanzia, potrebbero procedere anche senza aspettare i ricorsi al Tar. Dipenderà tutto da quello che i legali Figc rileveranno nei sei dispositivi del Collegio di Garanzia sulle società bocciate: se la Federazione dovesse non ravvisare crepe e sentirsi blindata, potrebbe anche non aspettare il Tar. Ipotesi a questo punto remota ma non impossibile.
DAL RITIRO
Intanto la squadra biancorossa è ancora in ritiro a San Zeno di Montagna, dove sabato alle 17 sfida i dilettanti del Sona in un test amichevole. Potrebbe essere l'ultima uscita di sempre del Carpi Fc 1909.