La sanità è territorio ma l’ospedale lo divide

L’investimento su un nuovo Ramazzini vede Mirandola e Carpi contrapposte

La sanità è territorio ma l’ospedale lo divide

Il convegno indetto dalle liste civiche: territorialità ok, ma un ospedale serve sempre

Quando Gian Paolo Travasoni e le liste civiche Carpi Futura, Noi lista civica per Novi e Più Mirandola hanno pensato a un titolo dubitativo per la loro iniziativa sulla sanità (“Il futuro del sistema sanitario del territorio...l’è propria l’uspidèel?”) forse non avrebbero immaginato di incontrare un consenso così trasversale. Capace cioè di allineare l’assessore regionale Sergio Venturi, il manager Joseph Polimeni, ora direttore generale dell’Ausl di Matera, gli esponenti civici Giorgio Siena e Michele Pescetelli e i sindaci presenti su una precisa risposta: no, il futuro del sistema sanitario del territorio (e non solo locale, come avrebbe poi chiarito l’ampio scenario tratteggiato da Polimeni) non può più essere “solo” l’ospedale, ma è “anche” l’ospedale. 

Perché si può essere tutti d’accordo con i concetti detti e ripetuti durante la mattinata di sabato al cinema Eden (poca gente, però, ad ascoltare, con agguerrito manipolo dall’area nord). E cioè che il “sanitario” non può più essere dissociato dal “sociale” a fronte di dati di fatto come denatalità e invecchiamento della popolazione; che il cronicizzarsi di malattie, perfino del cancro, legato ai progressi della medicina esige una continuità tra ospedale e territorio; che la sanità deve cessare di essere medicocentrica e ospedalocentrica per assumere sempre più i contorni della domiciliarità, dell’assistenza, della presa in carico del territorio; che occorre rafforzare le cure intermedie, ovvero tutto ciò che sta tra ospedale e domicilio, come le case della salute; che centralizzare e accorpare le strutture sanitarie va bene, ma entro certi limiti, perché centralizzazione e prossimità debbono procedere insieme... Tutto vero, tutto sacrosanto, quello su cui sia Polimeni che Venturi hanno posto l’accento. Ma è anche vero che un ospedale, parola del direttore generale dell’Ausl di Matera, “...è lo specchio dell’efficacia del territorio”. E su questo, come c’era da attendersi, si è aperta la discussione circa le prospettive aperte per il nord della provincia dallo stanziamento per il Ramazzini deciso dalla Regione e confermato da Venturi. Le liste civiche, per bocca di Giorgio Siena, sembrano aprire a una struttura baricentrica più nel nome (un unico “Ramazzini- Santa Maria Bianca”) e nelle funzioni integrate che nella localizzazione fisica e restano comunque polemiche sull’insufficiente sforzo finanziario per la medicina territoriale (Pescetelli). Il Sindaco di Carpi è fermo nel parere che occorra fare un nuovo Ramazzini, date le condizioni della struttura attuale. Ha portato a sostegno il pronunciamento unanime del Consiglio comunale, ha individuato la collocazione nel prolungamento di via dell’Industria, al di qua della linea ferroviaria, respingendo l’indicazione venuta da Mirandola, di costruirlo a Cortile e anche quella di rifarlo dove si trova ora, timoroso com’è che spostamenti provvisori di reparti (“Sarebbe a Baggiovara, mica a Mirandola” ha ammonito) diventino poi definitivi. In compenso, la nuova struttura dovrà funzionare in integrazione con il Santa Maria Bianca di Mirandola, rinforzato a propria volta da altri primariati oltre a quelli a scavalco, non in competizione con Carpi e con la dotazione delle post acuzie.

 L’Assessora leghista di Mirandola Antonella Canossa gli ha opposto che un importante ospedale unico, baricentrico (non ha detto dove) libererebbe risorse per la medicina del territorio e funzionerebbe come polo attrattivo per il personale medico. Ha lasciato anche intendere che se Carpi insiste, anche Mirandola potrebbe ambire a diventare ospedale di primo livello del nord della provincia, facendone una struttura di confine, alla luce della forte incidenza che sulla passività delle prestazioni sanitarie cercate fuori regione, in tutto 13 milioni di euro, la sola Suzzara ne intercetta circa la metà. L’assessore Sergio Venturi si è tirato fuori dalla questione delle localizzazioni (“È materia della Conferenza territoriale socio sanitaria”), ha ribadito l’urgenza di metter mano al Ramazzini, sottolineando anche i cospicui finanziamenti a favore dell’ospedale di Mirandola, e ha fatto chiaramente capire che molte delle tensioni sul dove mettere l’ospedale di primo livello per il nord della provincia dipendono dallo stato precario di una viabilità che rende difficili i collegamenti. Un fatto è certo, come si sta già notando: l’ospedale di Carpi sarà al centro della campagna elettorale per le prossime regionali, imponendo da subito al fronte leghista carpigiano – se mai esiste – da che parte stare

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