La sinfonia caotica per il nuovo ospedale conclusa dalla unanimità

Sulla mozione dei Sindaci di Carpi e Mirandola

La sinfonia caotica per il nuovo ospedale conclusa dalla unanimità

“Lei è furbo a portare in Consiglio una mozione per un  nuovo Ospedale, sapendo che noi non siamo matti”: sottinteso,  così matti da non votarla. La dichiarazione di Cristian Rostovi  (Fratelli d’Italia) rivolta al Sindaco durante l’ultimo Consiglio  comunale è rimbombata nell’aula di palazzo Scacchetti come  un grosso colpo di gong a cancellare il disordinato sovrapporsi di  violini, flauti, trombe e clarinetti in cui era consistita, fino a quel  momento, la discussione. 

L’oggetto era l’ormai famoso ordine del  giorno dei Sindaci di Carpi e Mirandola che chiedeva un mandato  per convincere la Regione ad assegnare priorità al progetto  di un nuovo ospedale a Carpi. Nel consesso civico di Mirandola,  nello stesso momento, si era invece deciso di rinviare il dibattito  sul documento.  La sostanza (il colpo di gong) della serata, in un intreccio di  emendamenti accolti sia sulla mozione dei Sindaci che su quella  presentata da Forza Italia, e con l’apporto di due correttivi imposti  da Giorgio Verrini per Carpi Futura, è stata che il Consiglio  tutto non poteva esimersi dal dichiararsi a favore del proposito del  Sindaco, finendo per votarlo all’unanimità e dando così al Sindaco  uno strumento di pressione in più sulla Regione.  In precedenza, però, le note discordanti a sottolineare un consenso  più carpito che convinto erano risuonate, eccome. Da Verrini,  per dire che occorreva citare anche il decreto ministeriale che  fissa gli standard dei servizi sanitari secondo la popolazione e che  era opportuno aggiungere la consultazione dei Sindaci dell’Area  Nord e delle Terre d’Argine. Da altri (Monica Medici, dei 5  Stelle) per sottolineare la genericità di un documento che non  spiegava tempi e risorse per il futuro, nuovo Ramazzini e neppure  come si sarebbero gestiti nel vecchio i dieci anni prevedibilmente  necessari al suo completamento. Da altri ancora, come Roberto  Benatti, per chiedere che cosa si sarebbe fatto dell’area del  vecchio ospedale e il dove e il come della nuova costruzione (sul  chi, il consigliere non ha dubbi, avendo già fatto il nome di quella  che ritiene l’impresa predestinata). Sempre Benatti si è allineato a  Rostovi circa la furbizia di Alberto Bellelli, dicendosi certo che  lui e il collega di Mirandola hanno già ottenuto dalla Regione la  garanzia della copertura finanziaria dell’operazione. E visto che si  parla di musica, va detto anche del ritornello presente in tutti gli  interventi delle minoranze: il sospetto che alla base dell’uscita del  Sindaco vi sia un puro calcolo elettorale. Aggravato, ha rincarato  Rostovi, dall’assenza di qualsiasi accenno al contenuto del futuro  nuovo ospedale e dal perdurare di scelte a compartimenti stagni,  senza il necessario raccordo fra i diversi servizi sanitari (il riferimento  era alla Casa della Salute).  Voto a favore da parte di tutti, si diceva: mica sono matti, in  Consiglio.  

Un voto unanime, con la sola astensione dei 5 Stelle, ha  accolto anche la mozione con la quale il Pd ha richiesto il ritiro  del decreto di legge Pillon che modifica l’affidamento condiviso.  Il decreto, secondo la mozione presentata da Cristina Luppi,  farebbe compiere un balzo all’indietro del diritto di famiglia,  istituendo una bigenitorialità perfetta che calpesta i diritti del minore  e del coniuge più fragile economicamente e presuppone un  superamento del conflitto, oltre al doppio domicilio e all’obbligo  della mediazione: tutti fattori, ha commentato Mariella Lugli  del Pd, che inducono a sospettare che il vero intento del decreto  sia rendere sempre più difficili le separazioni. Pur riconoscendo  l’opportunità di modificare alcune parti, l’astensione è stata  motivata da Monica Medici, dei 5 Stelle, con l’intento del decreto  di arrivare a un equilibrio autentico tra le due figure genitoriali  e con l’opportunità della mediazione che a suo parere non può  essere affidata a un giudice: la figura che invece Lugli ha definita  indispensabile per valutare con la discrezionalità richiesta dalle  diverse situazioni. 

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