De Bortoli, l’Italia salva: si spera senza tragedie

De Bortoli, l’Italia salva: si spera senza tragedie

E' fatto così, Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera al quale Massimiliano Panarari, editorialista de la Stampa, ha chiesto se “ci salveremo” (si intitola proprio così il suo ultimo libro edito da Garzanti) o se il nostro Paese precipiterà in un nuovo Medioevo. Signorilmente distaccato, attento a non affondare troppo nell’attualità strettamente politica, mantenendosi sempre a una certa altezza sui problemi, ha collocato la chiave della salvezza dell’Italia nel rispetto delle regole e nel coltivare la memoria, requisiti indispensabili per garantire qualità alla cittadinanza. Ha tracciato un quadro dell’Italia nell’era populista e sovranista come di un Paese che si racconta peggio di tutti, ma molto apprezzato all’estero come dimostrano i tanti connazionali che occupano oggi nel mondo posizioni di primo piano in tutti i campi: prova, questa, di un sistema formativo di eccellenza per il quale si spende meno che per gli interessi sul debito. Siamo un Paese poco governativo, ha sottolineato, nel senso non solo di non governato, ma capace di fare da sé, chiunque sia a governare. E ha molto insistito sull’invecchiamento, sull’emigrazione dei giovani, sull’assenza di politiche che li favoriscano (“Con quota cento, dovevano esserci tre posti per i giovani per ogni pensionato: in realtà occorrono due pensionati per dare un posto a un giovane”): tutti fattori che si assommano nella previsione, da qui a venticinque anni, di una popolazione attiva che scenderà dall’attuale 63 per cento al 54 per cento del totale. 

Interpellato sulla dicotomia popolo-élite, ha riconosciuto quanto siano state sottovalutate le ricadute economiche della globalizzazione che ha creato stati autoritari e alimentato la perdita di fiducia nelle democrazie liberali, mentre il populismo – definito “una forma politica che dà una risposta sbagliata a problemi reali” – riesce a far leva sul senso di esclusione di un numero sempre più elevato di persone. Un capitolo che il pubblico ha mostrato di apprezzare molto dell’intervento di De Bortoli, sottolineandolo con gli applausi, è stato quello dell’evasione fiscale, delle tasse che in Italia pagano soprattutto pensionati e dipendenti, di certa imprenditoria che traslocando in stati nei quali le imposte pesano meno, “ha dato la sensazione di non condividere gli oneri della cittadinanza con il resto del Paese”. E qui c’è stato posto anche per un elogio a Donald Trump, “...dal quale tutto mi divide, ma che ha imposto l’exit tax e la perdita della cittadinanza Usa a chi colloca all’estero la sede legale delle aziende”. Ci salveremo, dunque? Sì, è la risposta di De Bortoli: sperando che non servano grandi tragedie, quelle in cui l’Italia è solita dare il meglio di sé.

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