Le carte politiche rimescolate dalla indagine

Pochi i fatti nuovi emersi dalla inchiesta mentre tutti si preparano ad assediare il Pd

Le carte politiche rimescolate dalla indagine

Il dragamine di Roberto  Benatti ne ha scovata un’altra, questa volta in casa Forza Italia. Si tratta della determina del Settore A7 guidato da    Simone Morelli che assegna un incarico di tenuta contabilità per il restauro del Torrione a un tecnico socio nello studio    Ingegneria&Acustica di Massimo Barbi (divenuto nell’atto Massimo Baldi) capogruppo del partito in Consiglio: un affidamento diretto definito “imbarazzante”  dallo stesso Benatti, data la quantità di professionisti altrimenti arruolabili, e difeso invece da Barbi come scelta di professionalità e convenienza per il Comune (lo sconto concesso dall’incaricato è del 55 per cento). E, aggiunge, senza interferenze con la posizione garantista tenuta da Forza Italia nei confronti dell’indagine che vede coinvolto lo stesso Morelli e il suo dirigente Diego Tartari,    firmatario dell’atto. Seguendo poi passo passo esposti e denunce presentati sempre da Benatti nel corso dell’anno, la Gazzetta ha ripescato anche l’affitto del capannone ex Sintesi per alloggiarvi Moda Makers: affitto esoso, stando al consigliere, per di più con il gravame del tetto in amianto da rimuovere. Il giornale rivanga e segnala: vedi mai che gli inquirenti si incuriosiscano. Sono fra i pochi fatti nuovi che vanno ad arricchire le cronache  relative all’indagine in  corso, molto meno appariscenti  delle loro ricadute politiche. Che ci consegnano alcuni scenari, inevitabilmente collegati. Il primo è la volontà del principale accusatore (gli esposti di Roberto Benatti datano da diversi mesi) di portare a galla un sistema, capace di coinvolgere – finora più sulla base di rivelazioni e indiscrezioni che di veri e propri atti giudiziari – Comune, Diocesi, forze politiche e, su per li rami, i vertici della Fondazione e di Aimag. Le conclusioni della Procura, comunque si profilino, potranno solo aggravare o attenuare, ma mai rimuovere del tutto la sensazione di un giro di potere dove tutto si teneva fra appalti, incarichi e nomine. Secondo scenario da sondare: che cosa guida il consigliere Roberto Benatti, ieri ForzaItalia e oggi fuori dai partiti, ma dentro un generico schieramento di centro destra? Messo in conto anche l’afflato etico, la soddisfazione di smascherare le “determine del potere”,    l’animus pugnandi del Cavaliere Bianco che vede la conferma dei propri esposti, non si può tuttavia escludere un preciso disegno politico, già prefigurato su queste pagine. Quello di proporsi, nel magma indistinto di un centro destra immeschinito da personalismi robusti quanto deboli sono le personalità, come figura di riferimento alla quale consegnare la leadership che dovrebbe spettare per diritto a chi ha fatto più di tutti per incrinare il settantennale potere del Pd. Il fatto è – terzo scenario – che questa convergenza, almeno a livello di figure-simbolo,    starebbe avvenendo sì, ma da un’altra parte. Dalle parti di Carpi Futura, s’intende, che per allargare i propri ranghi, sta aprendo da tutte le parti, a un ex Pd come Roberto Arletti e a un ex Lega, come Enrico Fieni, oltre a qualche battitore libero. Non è chiaro quanti voti quei nomi potranno portare nel paniere di Paolo Battini e Giliola Pivetti: quel che conta è che si sta rafforzando la convinzione di Carpi Futura di    essere il vero antagonista di un Pd devastato dall’indagine e dai problemi identitari, stanti una Lega senza figure di spicco e un Movimento 5 Stelle che vede  ogni giorno affievolirsi la spinta  nazionale.   

E poi, quarto scenario, c’è il Pd di questi tempi. È un partito impaurito e nervoso, dove la rabbia di alcuni per aver lasciato crescere al proprio interno quel sistema di potere e la decisa difesa di altri dell’operato di Simone Morelli, si fondono nel pallore disarmato di Alberto Bellelli, capace al momento solo di esalare la richiesta alla Procura di far presto, quasi che da lì potesse provenire l’aiuto per una decisione che non riesce a prendere. L’odore del sangue che ne consegue non parrebbe, dopo la smentita di Stefania Gasparini, aver attivato delle candidature alternative nel partito, impegnato soprattutto a sopire, spiegare, sperando che prima o poi la bufera si plachi. Ha fatto salire invece la temperatura fra le altre forze politiche, più che mai convinte che, per ragioni nazionali e locali, il Pd non sia mai stato così vulnerabile. Attizzando le ambizioni a conquistare il vessillo dell’alternativa, conteso fra partiti senza leader (o quasi) e un leader senza partito.  (foto La Pressa)

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