Un ricordo di Gianfranco Imbeni dallo scrittore Ugo Cornia

Un ricordo di Gianfranco Imbeni dallo scrittore Ugo Cornia

Lo scrittore modenese Ugo Cornia ha al proprio attivo numerosi libri, editi da Sellerio prima (Sulla felicità a oltranza, Quasi amore, Roma, Le pratiche del disgusto) e poi da Quodlibet (Sulle tristezze e i ragionamenti, Operette ipotetiche, Scritti di impegno civile) e da Feltrinelli (La storia di mia zia (e altri parenti), Il professionale. Avventure scolastiche, Anilmali: topi, cani, gatti e mia sorella), solo per citarne alcuni. 

Agli inizi della carriera letteraria, si ritrovò a frequentare Carpi dove conobbe Gianfranco Imbeni che alla libreria La Fenice presentò con lui la sua opera prima "Sulla felicità a oltranza” del 1999, mantenendo poi a lungo i contatti.

 

E a IMbeni ha voluto dedicare questo ricordo che volentieri pubblichiamo.

«Avevo giusto appena chiesto ai pochi carpigiani che mi è capitato per caso di incontrare in giro per Modena negli ultimi giorni se sapevano come stava Imbeni. E tutti mi avevano risposto: "Sempre con l'ossigeno, ma sta". Presumo ovviamente di essermi acceso una sigaretta mentre loro mi dicevano "Sempre con l'ossigeno". L'ultima volta che ci eravamo visti era stato a casa di Giulio Beltrami: passeggiavo per Carpi, una sera di oramai vari anni fa, con una mia amica; le avevo detto: "Andiamo a trovare due miei amici?" "Va bene". Li avevo chiamati, loro mi avevano detto: "Vieni subito su". Lì poi mi ricordo che, visto che io dovevo guidare per tornare a Modena, bevevo lambrusco allungato con acqua facendo dei calcoli complicatissimi per avere un tasso di alcool nel sangue inferiore a 0,5 (cioè restare in regola) e Imbeni rideva come un matto, mentre gli spiegavo i miei calcoli presunti per restare in regola, dicendo che i tempi stavano diventando duri. Capisco però che da quello che sto ricordando potrebbe venir fuori un'immagine molto fuorviante del mio rapporto con Imbeni, in realtà chiacchieravamo di Gadda, di Dante, e di entrambi Gianfranco conosceva gran pezzi bellissimi a memoria, che mi piaceva ascoltare, e mi sembra che al fondo chiacchierassimo spesso di un grande desiderio di libertà, di libertà di e di libertà da e di libertà libertà e basta, pur non sapendo neanche che cos'è di preciso. E so che queste chiacchiere, cioè Imbeni, mi mancheranno moltissimo. Come mi mancherà moltissimo, se passo per caso da Carpi, di andare a trovarlo; e mi mancherà anche, se andrò a presentare qualche mio libro alla Fenice, che non ci sarà Imbeni a presentarlo con me, perché anche se ogni tanto mi sembrava che mi prendesse un po' in giro (sempre in modo affettuoso), anche per quello mi era tanto caro il fatto che fosse lì di fianco a me. Quindi, caro Gianfranco, buon Aldilà se c'è; e se non c'è pazienza, abbiamo cercato di goderci alla meglio l'Aldiqua».

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