Nelle culle vuote una crisi di civiltà

Il fenomeno rilevato dal Rapporto Istat nella analisi di Ruggero Consarino

Nelle culle vuote una crisi di civiltà

«Che cosa saremo da qui  a quindici vent’anni, se va avanti  così? Una enorme casa di riposo,  mentre la mescolanza etnica  diventerà necessaria, altrimenti  non riusciremmo a compensare ». Non ha dubbi, Ruggero  Alberto Consarino, specialista  ostetrico ginecologo in servizio  al Consultorio di via don Luigi  Sturzo, quando gli si sottopongano  i dati dell’ultimo Rapporto  Istat sulla popolazione e quelli  dell’Annuario statistico comunale,  entrambi relativi al 2017.  Sono dati omogenei e paralleli  nella loro cruda essenzialità  e che per Carpi si potrebbero  riassumere così: si muore più di  quanto si nasca (saldo naturale  negativo); le culle si svuotano;  cala il tasso di fecondità delle  donne, italiane, ma anche delle  straniere, mentre l’età media  delle partorienti si alza sempre  di più, avvicinandosi ai 35 anni. 

Anche se l’invecchiamento  della popolazione ne è una  diretta conseguenza, qui da  lei, dottore, nel Consultorio  pubblico, possiamo parlare  soprattutto della crisi delle  nascite...  

«So che bisogna essere critici  verso la percezione, che spesso  ti condiziona, ma nel mio  lavoro corrisponde alla realtà.  Non posso fornirle dati numerici  che ci sono, anche se non  ancora ufficiali: ma nei primi  sei mesi di quest’anno abbiamo  registrato una riduzione delle  donne in gravidanza direi apprezzabile  ed equamente suddivisa  tra le italiane e le straniere.  Ci dev’essere qualche cosa che  non quadra sotto il profilo delle  motivazioni: donne che diventano  gravide in età più avanzata,  con tutte le patologie conseguenti  e tutte all’assalto del  bonus bebè»  

Delle patologie non è che si  parli tanto...  

«È aumentato moltissimo il diabete  gravidico, per esempio, che  ha portato a una collaborazione  con il Centro antidiabetico, anche  se io sono un po’ critico,  perché non è possibile un aumento  simile e si dovrebbe riconsiderare  la contemplazione  dei valori normali. In ogni caso  molte presentano queste patologie:  il che ci obbliga anche a  una sorveglianza più assidua»  

Le patologie legate a gravidanze  in età avanzata si riflettono  anche sui bambini?  

«Alcune sì, perché in caso di  diabete gravidico i bambini nascono  più spesso sovrappeso e  debbono dunque essere seguiti  con regolarità. C’è anche un  discorso più sottile legato alle  abitudini e agli stili di vita delle  mamme o a donne straniere  che hanno una alimentazione  poco curata, con quantità di  zuccheri semplici che comportano  un forte rischio di obesità  nei bambini nella prima decade  di vita. Ma non è che questo mi  interessi tanto, volevo piuttosto sottolineare altri aspetti che  hanno meno a che fare con la  medicina»  

Vuol dire che è in altri ambiti  che si gioca la partita  demografica? 

«Esattamente. I modelli di vita  che stiamo seguendo adesso  sono da un certo punto di  vista tutti corrotti e credo che  questa cosa della crisi della natalità  cambierà solo quando riusciremo  a cambiarli. Perché il  declino della natalità è legato  proprio alla mancanza volontaria  dei figli. Se ci pensa, fino a  qualche anno fa non avere figli  era una iattura, si era considerati  in modo un po’...» 

Sì, un po’ ambiguo. 

«E queste persone che decidevano  di non avere figli si guardavano  quasi con compassione,  come se non facessero parte del  consesso sociale. Oggi invece è  una scelta ed è uno stile di vita  che in un certo senso aumenta  la libertà. Si è come passati  da uno stato di senza figli a  uno stato di liberi da figli. Ed è  un paradigma completamente  nuovo» 

Ma non si lega anche ai fattori  evocati di solito, come  la precarietà del lavoro,  l’insicurezza delle giovani  coppie circa il loro futuro,  l’impossibilità di programmarlo? 

«Credo che alla base di questi  modelli di vita vi sia più una  componente culturale. Perché  la nostra società premia le cose  che convengono e fare un figlio non è economicamente  conveniente, come  non è una buona idea  costruire una nuova  famiglia perché significa  essere stornati  da obiettivi  primari per poter  essere competitivi.  Io che sono  un maledetto ateo  credo che si sia sconvolta la religiosità  tradizionale: avere un  figlio possedeva una connotazione  spirituale molto più elevata,  una connotazione di sacralità  che si è perduta» 

...e che magari ammantava  l’istinto della sopravvivenza  della specie. Poi però accade  che verso i quarant’anni  molte donne ci ripensino... 

«Da questo punto di vista torniamo  a entrare in ballo noi  medici che siamo costretti a verificarne  le difficoltà. Una volta  forse si facevano più facilmente,  sui quarant’anni. Adesso invece  è molto più complesso, perché  la fertilità è oggettivamente diminuita.  Credo che ora ci siano  condizioni impalpabili, ma che  sono entrate nelle nostre abitudini  di vita, minando fortemente  la fertilità. Ci sono in giro  tutte queste sostanze glifosate,  gli stalati che sono addizionate  in qualche caso agli alimenti o  entrano nel loro confezionamento,  producendo un’azione  da interferente endocrino. Vuol  dire che agiscono a livello del  sistema endocrino, spesso provocando  una femminilizzazione.  Questo concorre a ridurre  la fertilità: quella maschile, ma  anche quella femminile» 

Al dato culturale, dunque, si aggiunge anche questo... 

«Sì, quello della medicina e delle  difficoltà legate all’inquinamento  quotidiano» 

Ma è vero che un risvolto  della protrazione dell’età  della gravidanza produce  anche un aumento dei parti  gemellari? 

«È vero che quando ci sono  difficoltà ricorriamo per il primo  livello a quei farmaci che  favoriscono l’ovulazione, anche  multipla. La possibilità, dunque,  di mettere al mondo gemelli è  maggiore. Ed è vero anche che  la procreazione medicalmente  assistita impianta spesso più di  un embrione, moltiplicando le  probabilità. A me però statisticamente  non risulta. Diciamo  che arrivano a folate: ci sono  periodi in cui ti trovi tre o  quattro gemellari nelle gravide  che stai seguendo, altre, come  ora, in cui non faccio una ecografia  gemellare da due o tre  mesi. Quello che però mi pare  il fattore prevalente è che non  c’è più la disposizione a sacrificarsi  per le generazioni future.  Viviamo in un’epoca piuttosto  egoistica e l’abbandono della  religione è importante perché  vi si collega anche la perdita  del valore spirituale della gravidanza.  Ci troveremo dunque  davanti a una popolazione ultrasessantenne  che sovrasterà di  molto i giovani...» 

E anche multietnica. 

«Ma io sono contento, di questo  e disprezzo le cose che stanno  facendo adesso a livello nazionale.  Ritengo che la nostra  società per poter andare avanti  abbia bisogno di queste forze  nuove. Certo, è opportuno regolare  l’immigrazione, ma occorre  intervenire nei paesi di  partenza dal punto di vista economico  e in quelli di arrivo dal  punto di vista culturale. Vedo  comunque che gli immigrati  pakistani o cinesi, almeno per  quel che riguarda il calo delle  nascite, si stanno rapidamente  adeguando ai costumi occidentali» 

Possiamo dire dunque che il  consigliere comunale Ruggero  Consarino, tra dare impulso ai Servizi sociali di sostegno a famiglia e maternità e lavorare sui modelli culturali opta decisamente per la seconda via? anche se in Francia e Germania, proprio con questi sostegni  hanno prodotto qualche effetto?  

«Secondo me lo sforzo economico  che stanno facendo loro  non darà mai i risultati attesi.  Non credo sia questo il punto,  non mi focalizzerei sui sostegni  sociali che ovviamente ci  debbono essere, ma che non  risolleveranno le sorti della nostra  demografia. Bisogna cambiare  modello, anche se non è  facile. La globalizzazione non  dovrebbe avere le connotazioni  negative che ha, ma agire piuttosto  a favore delle aree meno  industrializzate. Per arginare il  suicidio demografico dovremmo  considerare quel che c’è in  modo più utile: internet come  forma di socializzazione; tecnologie  limitate per incrementare l’occupazione; progressiva  riduzione dell’orario di lavoro;  accorgimenti psicosociologici  per ridurre lo stress; la partecipazione alla vita sociale e politica e una rassicurante coscienza ecologica. Ci aggiungerei anche  l’accoglienza per contrastare  il calo demografico, ma non  si capirebbe... Tutto quello che abbiamo va rivisto e riscoperto perché sia utile per incrementare la solidarietà, la conoscenza, la cultura che per me resta fondamentale. E mi lasci dire un’altra cosa»  

Prego.  

«La natura è matrigna, fa i fatti  suoi, ha le sue mire e se ne infischia  che in Italia si facciano  pochi figli. A lei interessa che il  mondo vada avanti e, indipendentemente  dalle varie combinazioni,  trova sempre una forma  di compensazione dei propri  squilibri». 

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