Best Company: rilancio estraneo a ogni nostalgia

Proprietà di Falis 2014, start up che converte ai millennials marchi storici

Best Company: rilancio estraneo a ogni nostalgia

Da qualche stagione i loghi stanno vivendo una seconda giovinezza. Dopo il boom degli anni Ottanta, con la logomania che ha dominato la moda dell’epoca, il ridimensionamento degli anni Novanta e il declino del secondo Millennio con il suo minimalismo e la filosofia del less is more, tutti i grandi marchi (uno su tutti, Gucci), sono tornati a proporre abbigliamento e accessori con loghi, scritte e monogrammi in bella vista. Una tendenza che si sta affermando, ancora più prepotente, nello streetwear e nell’abbigliamento sportivo in generale con un ritorno dei brand giovanili in auge negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta. Quelli, per intenderci, indossati dai “paninari” e che rappresentavano uno status symbol più che un semplice modo di vestire. Perché i marchi, a differenza delle aziende, non muoiono. Possono essere sleeping brand ma mantengono un valore e, al momento giusto, diventano dei biglietti da visita da utilizzare con banche e fornitori per poter essere lanciati di nuovo sul mercato. Lo ha capito Falis 2014, una start up ligure che è nata un paio di anni fa con questa missione: dare nuova vita a brand che hanno scritto la storia della moda casual italiana, valorizzando il loro “patrimonio” di notorietà. Nel suo portfolio di licenze la società annovera firme come Ellesse, Cotton Belt, Bear e Best Company.

E a quest’ultimo, marchio simbolo degli anni Ottanta creato nel 1982 dallo stilista reggiano Olmes Carretti, Moda24, portale online del Sole24Ore, dedica ampio spazio nell’ambito di un servizio sull’azienda Falis 2014 e la sua operazione di rilancio di alcuni marchi storici. “Una strategia – si legge – che ha portato a chiudere l’esercizio 2018 con 11,5 milioni di fatturato, numeri ottimi per una start up: 650 mila i capi prodotti, venduti in 1.100 punti vendita distribuiti in Italia e all’estero, fra Benelux, Regno Unito, Germania, Scandinavia, Spagna e Francia”. Una volta lanciato, Best Company divenne subito un fenomeno di costume grazie a magliette, polo e felpe ricche di grafiche d’impatto, ricami di qualità e colori accesissimi. In declino negli anni Novanta. il brand attraversò numerosi alti e bassi; venne rilanciato dalla holding milanese Fin. part. e poi acquisito nel 2002 dal gruppo Cisalfa, che lo ha curato e venduto fino alla cessione della sua licenza produttiva mondiale nel 2017 a Falis 2014.

La società ha voluto coinvolgere nel progetto anche il fondatore Carretti (insieme ad Alfredo Saltini) che è riuscito a riportare nel marchio le suggestioni e i valori che ne hanno decretato il successo nel suo momento d’oro. Il titolare di Falis 2014 Michele Bernardi ci tiene a precisare però che non si tratta di un’operazione nostalgia rivolta ai 40-50enni (i giovani di allora). L’obiettivo, spiega, sono “...i nati fra il 1980 e il 1995, nativi digitali e caratterizzati da forte senso critico nei loro acquisti e da alte aspettative, di fatto non conoscono questi marchi, ma sono proprio loro che vogliamo raggiungere. Infatti tutto, dallo stile al prodotto, dalla comunicazione alla distribuzione, è pensato per loro. Certo, è molto complesso farlo. Ma è la chiave di successo della nostra azienda. Gli archivi storici – prosegue Bernardi – sono molto importanti: per esempio, a disegnare Best Company è sempre Olmes Carretti, il suo fondatore. Ma il passato è un punto di partenza: la sfida è reinterpretare in chiave moderna non solo gli stilemi dei marchi, ma anche la vestibilità e la comunicazione, appunto”.

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