Incontro alla Fondazione Fossoli con Vittore Bocchetta

La toccante testimonianza di un ex internato alla soglia del suo centesimo anniversario

Incontro alla Fondazione Fossoli con Vittore Bocchetta

Standing ovation, alla ex sinagoga, sede della Fondazione Campo Fossoli, per Vittore Bocchetta, filosofo, artista, sopravvissuto ai campi di Flossenburg ed Hersbruck, che il prossimo 15 novembre raggiungerà il traguardo di cento anni di vita.

L'incontro, organizzato dalla Fondazione, si è svolto alla presenza, fra gli altri, del sindaco Alberto Bellelli e di un folto pubblico. Di origine sarda, Bocchetta è uno degli ultimi soprattissutii dei campi di sterminio nazisti. Visse a Verona dove, nel ’41, divenne un dirigente del movimento antifascista, poi membro del Comitato di Liberazione, nel ‘44 fu arrestato, torturato, deportato a Flossenburg e poi trasferito al sottocampo di Hersbruck. Qui riuscì a sopravvivere grazie all’aiuto di Teresio Olivelli per il quale ha contribuito alla sua canonizzazione.

 

 

A Herbruck, Bocchetta, ha avuto la soddisfazione di poter posizionare, nel 2007, una sua scultura dal titolo ”Senza nome” che rappresenta una larva umana proprio come era diventato lui ai tempi della deportazione.  Mente molto arguta e ironica, la sua testimonianza in Fondazione ha avuto momenti molto toccanti: a partire dalla perdita della dignità quando gli tolsero il nome per dargli un numero, le botte ingiustificate, o “l’incapacità di sostenere la fame che diventa una malattia” e quando “non c’è stato più paura della morte ma di quando sarebbe avvenuta” o “l’istinto di voler vivere nonostante tutto” o nell’ammettere che non c’è stata la sua riconciliazione con il popolo tedesco. “Io so cinque lingue - ha detto - ma il tedesco non lo parlo anche se lo so”. Il centenario Bocchetta ha poi espresso i sui timori dell’oggi che detterà le leggi del futuro. A tutti i presenti ha donato un suo disegno che ritrae una delle donne internate a Hersbruck la quale allora, per il semplice gesto di averla consolata con uno sguardo, lei, passandogli davanti gli diede tutto ciò che aveva: una patata arrostita. Bocchetta lo ha definito “un atto di santità”.

 

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