Tanta Carpi fra le donne celebri

Sono il 10 per cento nel “Dizionario biografico delle donne modenesi”

Tanta Carpi fra le donne celebri

Mancano, per Carpi, Liliana Cavani e Maria Pelliccioni, ma si prepara una ristampa

L’impresa, diciamolo pure, è stata “titanica”: quattro anni di studi e ricerche per allineare in un “dizionario biografico” l’enormità di 2 mila e 335 personaggi che con la loro vita hanno segnato, chi più chi meno, la storia e la società modenese da Matilde di Canossa (e anche prima) fino praticamente a ieri. Roberta Pinelli, modenese lei pure, sessantaseienne insegnante di scuola elementare e delle superiori, chiusi i libri di scuola per motivi anagrafici, ha aperto subito dopo quelli della storia locale, spulciando archivi di istituzioni pubbliche e private e mettendosi alla caccia di quello stuolo di “personaggi illustri” che hanno poi riempito le oltre cinquecento pagine del suo molto particolare dizionario biografico. Sì, perché le sue biografie, raccolte in volume per i tipi dell’editore modenese Elis Colombini (prezzo di copertina 25 euro) , sono tutte esclusivamente al femminile. 

Si intitola infatti “Dizionario biografico delle donne modenesi”, l’opera realizzata da Roberta Pinelli la quale, nell’elencare nelle sue pagine le “donne modenesi” ha inteso inserirvi anche ben 230 donne di Carpi. Sono il 10 per cento del totale e sono più che sufficienti per far diventare il repertorio della Pinelli un volume anche carpigiano a tutti gli effetti. Impossibile, naturalmente,  anche solo accennare alle duemila modenesi in dizionario, difficilissimo poter selezionare anche soltanto fra le oltre duecento carpigiane presenti nel volume. Il lettore scrupoloso, se lo vorrà, potrà andare alla ricerca del personaggio che più gli sta a cuore, nella quasi certezza di trovarlo. Per qualcuna la biografia si riduce a pochi accenni, per altre si allarga a un profilo più dettagliato anche se, vista la mole delle papabili, la stringatezza in questo lavoro era d’obbligo. Per invogliare tuttavia i più curiosi sarà almeno necessario fornire qualche accenno a quel che si potrà trovare (e anche a quello che invece non si troverà). Intanto, chi c’è: “Ho ristretto il dizionario alle donne che compaiono almeno due volte, e in due fonti distinte e indipendenti, nella storia o nella cronaca – assicura l’autrice – dando la preferenza a quelle che ormai sono scomparse anche se in parecchi casi riporto figure di donne contemporanee tuttora viventi. Non tutte sono nate o sono morte a Modena e in provincia, ma tutte hanno rappresentato qualche cosa per la storia locale”. Dove è stato possibile è stata pubblicata la fotografia della commemorata, per le donne nate nei secoli passati è stato riprodotto uno dei ritratti loro attribuiti. Le carpigiane illustri? Possiamo partire dalla beata Camilla Pio o Caterina Pico, madre di Alberto Pio, ma andremmo un po’ troppo indietro. Polissena Menotti, figlia di Ciro Menotti, è carpigiana solo a metà ma è pur sempre una figura che ha caratterizzato nel ricordo del padre il nostro Risorgimento ottocentesco. Per rimanere al passato meno remoto, come non ricordare una figura di grande successo come quella di Alida Rustichelli, in arte Alida Chelli, brillante attrice, che fece scalpore per il suo amore con l’ancor più noto attore Walter Chiari. Per restare in tema di donne di ferro ci si può riferire a Maria Bigarelli, la madre di tutte le magliaie di Carpi, la co-fondatrice del tessile abbigliamento del nostro secondo dopoguerra. Che dire poi di Mariannina Saltini, sorella di don Zeno, la conosciutissima “Mamma Nina”, giunta praticamente alla soglia degli altari? Ma il dizionario delle donne modenesi ci ricorda anche figure che hanno caratterizzato il secondo scorcio del Novecento: le presidi di scuola Saffo Bocchi e Wanda Bonizzi, donne di tempra come Maria Marchesi moglie del beato Odoardo Focherini (o di Olga Focherini, sua figlia), donne appassionate di musica come Luisa Cavazzoli Lugli, direttrice di cori, o che hanno combattuto con i partigiani durante la Resistenza come Milena Artioli, partigiana nella Brigata Grillo della Divisione di Modena Pianura, che prese parte ai combattimenti di Limidi e di Cortile. Ci sono figure come Diana Marchi, una delle prime donne laureatesi in Medicina all’Università; e come Maria Podestà, madre di Sandro Cabassi, giovane fucilato di nazifascisti a cui è intitolato lo stadio comunale. A lei, prima donna a entrare in Consiglio Comunale a Carpi all’indomani della Liberazione, venne dedicata l’aula consiliare. Non c’è, e l’abbiamo fatto rilevare all’editore, la regista Liliana Cavani che, pur vivente, avrebbe meritato (al pari di Maria Pelliccioni, succeduta a Mamma Nina alla guida della congregazione fondata da Mariannina Saltini, e che pure è ancora vivente ed è presente nel volume) almeno un cenno. “L’autrice – ci è stato assicurato – sta già lavorando a un aggiornamento del dizionario. La cosa è stata già segnalata”. Basta con i nomi, perché sarebbe troppo andare più in là. 

Citiamo però, per finire, le voci che il dizionario dedica cumulativamente, ma anonimamente alle “staffette partigiane”, alle “mondine di Carpi, Concordia e Nonantola” e alle “magliaie di Carpi”, meritevoli, nel loro diuturno lavoro compiuto al di fuori da ogni raggio di riflettore e da ogni citazione della cronaca e della storia, di essere ricordate almeno qui, fra le donne che – come le altre citate nominativamente – “hanno fatto Modena”, e Carpi.

253 visualizzazioni