Riapre la Chiesa e Cortile si racconta in un libro

"Cortile ieri e oggi" di Garuti, Truzzi, Beltrami e tecnici del restauro

Riapre la Chiesa e Cortile si racconta in un libro

È un bell’esempio di storia del territorio, e un ottimo insegnamento di come si debba scrivere una storia del territorio, il libro “Cortile ieri e oggi” (Finale Emilia, 2019, 124 pagine, fuori commercio) presentato nel fine settimana nella chiesa di San Nicola di Bari della frazione per celebrarne la riapertura a sette anni dal terremoto che l’aveva resa inagibile. Al lavoro di ricerca che spazia dall’originaria curtis de Curtiule ricordata da papa Callisto II in un documento del XII secolo, fino al 2017 e a una disinibita analisi dell’azione degli ultimi vescovi, hanno messo mano Alfonso Garuti per la parte relativa alla parrocchia, dall’epoca medievale al tardo Ottocento, e Carlo Truzzi, per le vicende umane e religiose di Cortile dal 1860 al 2017. La pubblicazione, sostenuta da un contributo della Fondazione Cassa Risparmio Carpi, si avvale inoltre della cronotassi dei sacerdoti che hanno retto la chiesa della frazione, curata da Andrea Beltrami, e di una descrizione dei lavori di restauro della chiesa e del campanile, con relativo miglioramento sismico, redatta dagli autori stessi degli interventi, Raffaella Manaresi e Pierluigi Cesari. Il tutto ha potuto essere portato a compimento anche grazie all’editing del quale si è fatta carico Anna Maria Ori.

Buon esempio di storia del territorio, si diceva. Perché, lungi dal rinchiudersi nelle vicende dell’edificio religioso, dalla modesta architettura medievale al rifacimento della seconda metà del Quattrocento fino alla ricostruzione ottocentesca del Sammarini, seguite passo passo dal saggio di Garuti, la narrazione si occupa del “piccolo popolo di Cortile” spaziando nell’analisi del territorio sociale, economico e culturale, oltre che religioso della località, nel capitolo curato da Carlo Truzzi. Ne esce il quadro di una popolazione rassegnata “...al suo destino di povertà ed emarginazione”, perfino percorsa da fermenti ribellistici e reazionari contro l’arruolamento imposto dal nuovo Stato unitario. Almeno fino a quando non vi prese piede il movimento socialista, con tratti di virulenza anticlericale dovuti alla considerazione della Chiesa come tutt’uno con lo status quo, al di là di qualche suo sussulto democratico e solidaristico. È la condizione che si riprodurrà negli anni Cinquanta, facendo di Cortile una delle frazioni più “rosse” del territorio e dell’ideologia comunista il nemico principale dei parroci della chiesa locale. Alla fine del proprio excursus, Truzzi si chiede se esista ancora e se avrà un futuro quello che lui definisce “lo spirito di Cortile”, ovvero il senso di una comunità con una propria identità precisa, al di là di alcune sue costanti, come l’isolamento anche geografico e il distacco dalla Chiesa sofferto soprattutto in concomitanza con l’egemonia culturale socialista (1895/1915) e comunista (1945/1965). Non dà una risposta, accontentandosi di citare Sallustio: “Con la concordia le piccole comunità crescono, con la discordia, anche le più grandi si dissolvono”. Il che, più che a una previsione, somiglia a un auspicio che non vale solo per Cortile.

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